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Lunedì 20 Maggio 2019

La Chiesa è in festa: Natuzza è Serva di Dio   versione testuale


"Non cercate me. Alzate lo sguardo verso Gesù e la Madonna. Io sono con voi e prego". Sulla tomba di Natuzza Evolo è incisa questa frase e oggi a Paravati la sua presenza avvolgeva le mille preghiere della folla di fedeli in festa e degli angeli che dal cielo hanno cantato sulla Calabria e sul mondo intero la bellezza del cuore di una donna che ha saputo amare tutti, scegliendo sempre le spine alle rose. «L'evento che stiamo vivendo è un momento straordinario, che coinvolge tutta la Chiesa in quanto la Santità è prerogativa della Chiesa e non è mai un fatto privato. E noi siamo qui come Chiesa una, santa, cattolica e apostolica a rendere onore a Natuzza» sono le parole di S. Ecc. Mons. Luigi Renzo, Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea durante l’omelia della Santa Messa che ha preceduto la cerimonia di inizio della fase diocesana della causa di beatificazione, dove in migliaia per essere presenti hanno varcato il cancello di Villa della Gioia, per vivere un pomeriggio di sovrabbondante gioia insieme con la famiglia e i tanti figli spirituali di Natuzza, Serva di Dio, morta nella solennità di tutti i santi a 85 anni il primo novembre 2009.

 

Mistica e in intima unione con Gesù e Maria, con i santi e con gli angeli, Natuzza è però prima di ogni altra cosa Mamma come san Pio è padre. La sua santità infatti non è legata alle stimmate, ma alla sua maternità capace di vicinanza, presenza, sopportazione e immenso amore verso i suoi 5 figli e il mondo intero che ha bussato alla sua porta per ricevere una carezza.  E in ogni suo gesto, in ogni sua parola quasi sempre dialettale Mamma Natuzza ha posto incessantemente Gesù al centro. Ed è «questa è la strada che porta alla santità» ha sottolineato S. Ecc. Mons. Luigi Renzo aggiungendo «Il santo, invece, prende sul serio il Vangelo e lo vive senza lasciarsi plagiare dalle cose mondane. Anzi, come ci dice S. Paolo, le ritiene "spazzatura" e zavorra non necessaria. Natuzza è vissuta con questo stile di distacco e di umile abbandono nelle mani del Signore. Ci ha lasciato la sua testimonianza di donna, di mamma e di cristiana innamorata di Gesù, al punto da sacrificare tutto a questo scopo. La sua vita è stata una lettera scritta nella sofferenza e nell'amore obbediente al Signore dentro la Chiesa».

Una donna affascinata della vita, non spaventata della povertà. Una sposa innamorata del suo Pasquale che ha saputo starle accanto e sostenerla. Una mamma che non ha mai fatto mancare nulla ai suoi figli, pure le sculacciate quando erano necessarie. Una nonna che ha cresciuto i nipoti, una nuora e una suocera piena di dolcezza, un’ottima cuoca in cucina, un’amica per tutti i giovani, con una parola buona sempre per tutti e anche qualche richiamo forte per chi si stava perdendo nelle strade del mondo. Donna analfabeta che non lascia parole scritte, ma gesti e frasi che arrivano a noi col suono della sua voce che scuote e che sempre sono rivolte alla salvezza di tutti.

 

E oggi, a quasi dieci anni dalla sua morte, il mondo ha assistito all’inizio di un pezzo di storia, di una bella storia di santità. Una festa per Mamma Natuzza e con Mamma Natuzza che era nei dolcissimi sorrisi del vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, profondamente legato alla spiritualità di Natuzza, nella tenerezza dei quattro figli viventi, nella irrefrenabile festosità dei nipoti di tutte le età, nella profonda delicatezza dei tanti vescovi, sacerdoti e diaconi presenti, molti dei quali l’hanno conosciuta e lei si è sempre inchinata davanti ai ministri della Chiesa. Era negli sguardi fissi dei giovani, fra le belle voci del coro diocesano, nell’emozione tangibile del postulatore e dei membri del Tribunale nella prima seduta pubblica, negli zaini carichi di chi ha fatto un lungo viaggio per esserci, nella gioiosa luminosità degli abitanti di Paravati. Perché come diceva Mamma Natuzza «Gesù ci vuole tutti santi» e oggi ce lo ha ricordato da un pezzetto di giardino nel cuore della Calabria e noi dobbiamo ricordarcelo soprattutto quando, come ha ribadito il Vescovo Renzo «rischiamo di essere travolti dalle manie di questa società al punto da far passare in secondo piano, o farci ignorare del tutto, i principi religiosi, in cui diciamo di credere. Così la religione non illumina e non orienta più i comportamenti della nostra vita quotidiana, ma al massimo si riduce ad una cornice senza il quadro». Mamma Natuzza invece col suo sangue è stata una tela vivente e lo sarà ancora e sempre di più.

 

Nadia Macrì - 6 aprile 2019

 


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