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Martedì 6 Dicembre 2016

Un atto di Amore per la nostra Chiesa tra passato e futuro   versione testuale

Messaggio al Popolo di Dio di Oppido Mamertina-Palmi

Carissimi,

               da domenica sera 6 luglio mi trovo a Corvara (BZ), in Alto Adige, tipica località delle Dolomiti, dove gli iscritti – da tutt’Italia e dall’estero – al Master triennale in Scienze del Matrimonio e della Famiglia sono impegnati nelle settimane di lezioni e di studio in calendario per la completezza dei Corsi specialistici.
 
                Della nostra Diocesi sono ben 5 le coppie al 2° Anno nei cicli previsti. Per tale motivo, unico caso in Italia (è stato rilevato sin dall’inizio), gli organizzatori del Master – il Preside dell’Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, presso la Pontificia Università Lateranense, e i Responsabili dell’Ufficio Nazionale della CEI per la pastorale della famiglia – dall’estate scorsa mi avevano invitato a partecipare come Vescovo, in Val d’Aosta, a questa singolare esperienza per elaborare insieme i futuri piani di azione diocesana. Quest’anno il rinnovo dell’invito è stato possibile accoglierlo fin dal mese di marzo.
 
                 Dalla Famiglia un esempio di protezione per la Chiesa

                 La condivisione dell’esperienza, davvero unica, si trova intrecciata con quanto pubblicato in un crescendo serrato sulla stampa e nelle reti locali e nazionali sull’accaduto ad Oppido Mamertina il 2 luglio.

               Negli ultimi tre giorni, infatti, i collegamenti permanenti e diretti, da parte mia, con la Segreteria Vescovile e il Vicario Generale per seguire l’evolversi della situazione, sono stati ininterrottamente intersecati da telefonate provenienti dal mondo ecclesiale, soprattutto diocesano, da responsabili delle istituzioni civili, da agenzie e testate giornalistiche, e da tanti amici carissimi per esprimere la loro affettuosa vicinanza.

               L’amore e la dedizione, le attenzioni e le cure vigili, qui osservati nei genitori per i propri figli, specie per i più piccoli e per quelli che richiedono una protezione speciale, mi hanno di continuo rafforzato nella urgente necessità di protezione che la nostra Diocesi – famiglia di Dio composta da famiglie dell’uomo – ha in questo particolare momento di forte prova. Sento che essa dev’essere confortata e salvaguardata dall’eccessiva sovraesposizione mediatica, non esente, purtroppo, e alimentata da notizie tendenziose false e provocatorie, e niente affatto scontato che, pur forse scemando, si dia onesta tregua. Disturbi e sofferenze ne son venuti alle nostre Comunità ecclesiali, impostate e protese verso la vita buona del Vangelo, nonostante limiti e carenze. Altri possono prevedersi perché sul fatto, per diversi motivi, l’attenzione e la tensione sarà tenuta ancora alta. Rinnovata dall’eredità dello straordinario evento di grazia del Congresso Eucaristico, la nostra Chiesa ha bisogno di incoraggiamento, di unità, di argini, nell’apertura e nell’accoglienza del potenziale di grazia, che, nei disegni del Signore, ogni evento porta con sé.
 
               Un gesto di cautela e di riflessione

            In tale clima, nella preghiera e con il supporto dell’esemplare senso ecclesiale espresso dal Consiglio Episcopale e dai Vicari Foranei nel comunicato diffuso l’altro ieri, da una prima verifica con i nostri sacerdoti e con laici illuminati, ho maturato la decisione di sospendere, a partire da oggi, tutte le processioni in programma nei prossimi mesi, fino a quando, come frutto di una maturata e solida coscienza ecclesiale, saranno varati forti e definitivi provvedimenti in merito. Lo preciso subito come maestro, pastore e guida della Diocesi: si tratta di un convinto e preciso gesto di cautela, di invito alla riflessione e al silenzio, di cui in questo momento tutti abbiamo bisogno. Nessuno, pertanto, è autorizzato a vedervi un gesto di sfiducia o di giudizio verso coloro che alle processioni contribuiscono con dedizione e rettitudine: non avrei né motivi né fondamenti discriminanti. Il bene di tutti e la serenità degli animi richiedono a volte sacrifici immediati, seppure temporanei. Una comunità adulta nella fede comprende sempre e condivide – proprio come in famiglia, dove ci si aiuta reciprocamente – scelte per le quali non sono ammissibili interpretazioni arbitrarie e, tanto meno, comportamenti autonomi. Se una processione sospesa manda in tilt o in crisi, rivela la debolezza e il lungo cammino verso l’autenticità della fede.
 
              Dalla preghiera la luce

             Al posto della processione deve pensarsi un’alternativa esperienza orante. La proposta è di un’Adorazione Eucaristica, in linea con i giorni del Congresso, per chiedere al Signore che ispiri “nella (sua) paterna bontà i pensieri e i propositi del (suo) popolo in preghiera, perché veda ciò che deve fare e abbia la forza di compiere ciò che ha veduto" (Colletta della I Settimana del Tempo Ordinario), utilizzando il sussidio preparato dall’Ufficio Liturgico Diocesano. La preghiera resta sempre il clima propizio di discernimento davanti al Signore per l’operare. La preghiera e non le pressioni, spesso tutt’altro che sincere e disinteressate, che vorrebbero violentare la libertà d’azione della Chiesa.

          La disposizione – com’è ovvio – non tocca previsti festeggiamenti civili: si tratta di campo autonomo che non riguarda né coinvolge direttamente la festa religiosa, anche se di questa dev’essere rispettosa.
 
          Nel senso ecclesiale il frutto dello spirito

         Ho avuto modo in questi primi anni di osservare e ammirare il profondo senso ecclesiale che anima le nostre comunità specialmente in circostanze critiche. Per questo confido e sono sicuro che la disposizione – pur con qualche iniziale comprensibile diverso sentimento – verrà accettata e osservata nella convinzione profonda che tutto ritornerà a irreversibile beneficio della nostra bella Diocesi. Siamone tutti certi: la Beata Vergine Maria e i Santi Patroni, testimoni fulgidi e luminosi, sono i primi a condividere e benedire il nostro operato, e come ricorda l’apostolo Paolo – permanente pedagogo delle comunità fondate, di cui andava accompagnando le sofferte fasi della crescita –, «il frutto dello Spirito … è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22), mentre all’opposto tra «le opere della carne» si trovano: «idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie…» (Gal 5,19-21). Noi vogliamo essere figli condotti dalla luce e in essa camminare.

        Ringrazio tutti dal più profondo del cuore per l’accoglienza con la rasserenante benedizione del Signore.
 
Corvara, 10 luglio 2014.
 
X Francesco MILITO
Vescovo
 
Per scaricare il Messaggio del Vescovo e lo schema dell'Adorazione clicca sotto
 

 

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