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Sabato 23 Settembre 2017

GMG diocesana 'in uscita' e visita alla tendopoli di San Ferdinando   versione testuale


Benedetto XVI parlando dei giovani che si accostano alla Chiesa diceva che essi sono «una minoranza creativa e avranno la funzione del sale, della luce e del lievito. Dando sapore e spessore all’esperienza cristiana delle nostre comunità attraendo altri giovani». Parole che incoraggiano in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi sui giovani e che interrogano. Dove guarda la Chiesa?

In un recente discorso di Papa Francesco rivolto ai giovani faceva una costatazione che ogni operatore pastorale deve prendere in seria considerazione: «oggi i giovani sono in movimento, sono superati i tempi in cui bastavano le riunioni settimanali fraterne che scaldavano in cuore». Giovani ‘in movimento’ quindi, abbiamo pensato dopo le ultime due GMG diocesane una GMG in ‘uscita’, con un carattere culturale, spirituale e artistico. Martedì scorso 18 aprile circa sessanta ragazzi hanno partecipato a questa giornata particolare, accompagnati dal responsabile diocesano di pastorale giovanile don Leonardo Manuli insieme all’équipe, visitando Gerace, Locri con il suo parco archeologico e Roccella Ionica dove siamo stati accolti dal parroco p. Francesco Carlino che ha condiviso assieme ai suoi animatori l’esperienza dell’oratorio interparrocchiale. Un gemellaggio quest’ultimo che ha fatto conoscere ai ragazzi una realtà che si impegna ad essere un punto di aggregazione importante. A Gerace ci siamo soffermati un po’ di più, con la concelebrazione della Messa nella suggestiva chiesa cattedrale di epoca bizantina, presieduta da fr. Rocco Predoti francescano conventuale a cui poi sono seguiti dei laboratori che hanno avuto come spunto di riflessione il messaggio del Papa ai giovani in vista del Sinodo dei Vescovi del 2018. Il tempo favorevole ha consentito anche di vistare i sobborghi di questa antica città e il panorama pittoresco. Una giornata apprezzata dai giovani stessi, provenienti da diverse parrocchie della nostra diocesi.

Venerdì scorso, 21 aprile, l’équipe di pastorale giovanile guidata dal suo incaricato diocesano,  insieme agli operatori  della Caritas diocesana e alcuni giovani, ci si è recati dopo aver visitato la suddetta sede operativa presso la tendopoli di san Ferdinando dove alloggiano tanti immigrati in condizioni misere e precarie. È stato il direttore della Caritas diocesana, Cecè Alampi insieme al collaboratore Nino Parisi a introdurci in questo ‘campo’, salutando gli ospiti e spiegando il provvisorio ruolo di questa tendopoli.

A conclusione di queste due appuntamenti in una sola settimana, la pastorale giovanile diocesana si inserisce nella linea della proposta e di esperienze non fine a se stesse, in quanto si privilegiano tre dinamiche, la preghiera, la solidarietà e la compagnia. Ogni esperienza lascia qualcosa, cambia, è la ragion d’essere di un cammino. Lungo questo percorso iniziato circa tre anni fa, stiamo incontrando tanti giovani, ragazzi e ragazze, opportunità e occasioni che ci fanno riflettere verso il prossimo Sinodo dei vescovi sui giovani e la vocazione. Domandandoci ancora: dove guarda la Chiesa?

I giovani sono il termometro della Chiesa, lo stato di salute della pastorale, e la pastorale giovanile diocesana cerca di assumere quello sguardo di Gesù che ci racconta il vangelo di marco, «fissatolo lo amò». Ciò che forma la pastorale è lo sguardo, uno sguardo che si fa relazione e guardando in “casa nostra� il termometro è un segnale che indica la sfida ad apprendere l’arte dell’ascolto, del dialogo, questo è possibile se prima ci si mette in ascolto dello ‘Spirito’ che dona forza della capacità generativa di una comunità che desidera essere accogliente, dinamica e mai statica ma che inventa, reinventa, tenta e ritenta svecchiandosi sempre.

Tentiamo di rispondere alla domanda dove guarda la Chiesa. La Chiesa guarda i giovani non come destinatari ma protagonisti, corresponsabili, essi devono avvertire fiducia anche nella fatica di ‘stare’ con loro può diventare accompagnamento spirituale in chiave vocazionale. Se i giovani sanno di essere amati riscoprono la bellezza di appartenere a Cristo e alla Chiesa, proprio come don Bosco scriveva il 10 maggio 1884: «chi sa di essere amato ama; e chi è amato ottiene tutto, specialmente dai giovani».

Don Vincenzo Leonardo Manuli, incaricato diocesano per la Pastorale Giovanile






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