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Lunedì 18 Dicembre 2017

Il Consiglio Parrocchiale degli Affari Economici   versione testuale

Verso uno stile di corresponsabilità, partecipazione e comunicazione


Sono iniziati gli incontri di formazione per i membri dei Consigli parrocchiali per gli affari economici (C.P.A.E.) organizzati dal Delegato Vescovile per l’Economia, don Natale Ioculano, incaricato dal nostro Vescovo Mons. Francesco Milito di svolgere questo particolare compito, di cura dell’aspetto amministrativo nella sua struttura e funzionamento avviando dei processi che nel supportare il parroco portino anche allo stile di parrocchia auspicato da papa Francesco nella Evangelli gaudium e desiderato dal nostro Vescovo.

Venerdì 24 novembre 2017 si è tenuto il primo di questi incontri in presenza dall’Incaricato Diocesano dell’8xmille sul sovvenire alla necessità della Chiesa, Walter Tripodi, in previsione anche della giornata del 26 novembre, Giornata nazionale di sensibilizzazione sulle Offerte per il sostentamento del Clero.

Don Natale nell’introdurre i lavori ha evidenziato come il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici abbia nella parrocchia una sua precisa missione. Considerato che la parrocchia è una comunità di fedeli affidata a un parroco e il parroco è l’amministratore dei beni della parrocchia, essi fanno riferimento alla parrocchia e quindi uno stile realmente ecclesiale necessariamente include la partecipazione dei fedeli laici a supporto del parroco nell’amministrazione. Peraltro l’amministrazione dei beni mobili e immobili della parrocchia ha come finalità primaria la missione stessa della parrocchia per il bene dei fedeli.

Citando la "Christifideles Laici" di Giovanni Paolo II don Natale ha sottolineato come l'immagine della vigna usata dalla Bibbia in particolare serva ad esprimere il mistero del Popolo di Dio. In questa prospettiva più interiore i fedeli laici non sono semplicemente gli operai che lavorano nella vigna, ma sono parte della vigna stessa: «Io sono la vite, voi i tralci» (Gv 15, 5),dice Gesù. (CL 8) [Perciò] i fedeli laici, come tutti quanti i membri della Chiesa, sono tralci radicati in Cristo, la vera vite, da Lui resi vivi e vivificanti. (CL 9) Nel popolo di Dio tutto vi è diversità di ministero ma unità di missione, ciò riguarda sacerdoti e laici; questi, dice la CL: non sono semplicemente gli operai che lavorano nella vigna, ma sono parte della vigna stessa (CL8).

Passando all’ambito amministrativo, nel quale alcuni fedeli laici, per la loro competenza e per la loro sensibilità, collaborano in modo particolare nella parrocchia, il Codice di Diritto canonico dice: "In ogni parrocchia vi sia il consiglio per gli affari economici che è retto, oltre che dal diritto universale, dalle norme date dal Vescovo diocesano; in esso i fedeli, scelti secondo le medesime norme, aiutino il parroco nell’amministrazione dei beni della parrocchia" anche se è il parroco a rappresentare la parrocchia. È interessante notare l’obbligatorietà di tale organo di partecipazione, infatti il diritto canonico dice "In ogni parrocchia vi sia…", se fosse stato facoltativo avremmo trovato "In ogni parrocchia può esserci…", quindi con l’obbligatorietà del CPAE il Diritto offre una indicazione precisa di metodo di lavoro e di cammino ecclesiale parrocchiale. Far parte del CPAE vuol dire partecipare e quindi "esserci" nella vita parrocchiale e anche se spesso si sperimentano difficoltà, chiusure reciproche, diffidenze, scoraggiamenti, uno stile parrocchiale che includa la corresponsabilità, la partecipazione, la comunicazione implica un processo di crescita e si raggiunge con un lavoro continuo. Se c’è corresponsabilità c’è partecipazione e queste non possono esserci senza la comunicazione, senza cioè una relazione tra i membri, relazione che attraverso il dialogo aiuta a risolvere i problemi e i conflitti. Si tratta di un processo di crescita necessario che dipende non solo dal parroco ma da tutti nella misura in cui ognuno avverte la responsabilità dell’altro, perché i beni di cui si dispone nella Chiesa servono per un fine che riguarda il bene dei fedeli tutti, la loro amministrazione equivale a un costruire insieme ad altri per tutti nell’unica missione.

Circa l’obiezione che nel CPAE non ci sia una partecipazione piena dato che esso ha solo una funzione consultiva don Natale ha richiamato il miracolo delle nozze di Cana per significare come una parola detta in quella circostanza da sua Madre abbia poi spinto Gesù ad operare il miracolo.

E’ intervenuto a questo punto Walter Tripodi che dopo la visione del video "ABC del sovvenire" sul sostentamento del clero ha illustrato i nuovi principi e pilastri del sistema del sostentamento dei sacerdoti e l’importanza delle Offerte per questo fine come atto di comunione (comunità = cum munus, vale a dire compiere un incarico insieme) con loro e con la Chiesa. Illustrando come funziona in Italia il sostentamento dei sacerdoti ha evidenziato che il sostentamento dei 35.000 sacerdoti di cui 3 mila anziani e malati e 400 missionari all’estero è affidato direttamente ai fedeli attraverso un cosiddetto sistema perequativo, vale a dire che tutti i sacerdoti hanno diritto a un dignitoso sostentamento, che spetta ai fedeli assicurare la remunerazione ai propri sacerdoti e che la remunerazione deve essere uguale a parità di condizioni. Ha indicato poi i pilastri economici del sostentamento: l’apporto della parrocchia nella quale il sacerdote opera, mediante 7 centesimi per abitante, trattenuti dalla cassa parrocchiale, la cosiddetta capitaria, gli eventuali redditi di lavoro (come insegnante o cappellano) o di pensioni percepite dal sacerdote, le rendite degli Istituti Diocesani Sostentamento Clero, e infine l’integrazione versata dall’Istituto Centrale sostentamento Clero basata sulle Offerte liberali dei fedeli e su una quota dell’8xmille.

L’ultimo riferimento di Walter Tripodi all’importanza del donare perché la Chiesa è una famiglia allargata e come tale necessita che tutti facciamo la nostra parte e che ci sia una presa di coscienza ecclesiale anche nel sovvenire alle necessità della Chiesa, ognuno secondo le proprie possibilità. E’ il principio di comunione che lo esige, soprattutto in questo particolare momento perché sono pochi i fedeli che donano (nel 2016 solo 78.430 offerenti hanno versato un’offerta all’ICSC, e solo 1 su 786 abitanti ha donato per tutti i sacerdoti.

Un ultimo accenno alla trasparenza del sistema e alle modalità di donazione, ricordando che lo Stato riconoscendo l’importanza dell’opera svolta dai sacerdoti consente la deducibilità delle offerte fino a un massimo di 1.032,91 euro dal reddito annuo imponibile.

L’augurio è che tutti i fedeli prendano sempre più coscienza della necessità di sostenere i sacerdoti nella loro missione: "Prendiamoci cura dei sacerdoti come loro si prendono cura di noi. Doniamo a chi si dona".

Cecè Caruso


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