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Domenica 19 Agosto 2018

I Funerali di S. E. Rev.ma Mons. Giovanni Marra svoltisi a Cinquefrondi   versione testuale


Si sono svolti nel pomeriggio di lunedì 16 luglio nella Chiesa di San Michele Arcangelo, nella sua amata Cinquefrondi, i funerali di Mons. Giovanni Marra, celebrati dal nostro Vescovo Mons. Francesco Milito.

Il Vescovo nella sua omelia ha richiamato le parole portate nella quindicesima domenica del Tempo Ordinario dall’apostolo Paolo agli Efesini con la visione splendida nella quale egli svelava a noi, inconsapevoli della ricchezza che siamo e che portiamo, il disegno di Dio nella nostra vita. Paolo parlava di una prescienza per ognuno di noi, che conosce il tempo di Dio, l’eternità, l’essere cioè noi pensati, predestinati, prescelti sin da quando lui esiste, per poter essere in Cristo Gesù ricondotti alla figliolanza adottiva e vivere, con la caparra dello Spirito, l’esperienza e l’avventura splendida della vita cristiana. Una visione, questa, una verità che quasi ci sconcerta e che se l’avessimo presente permetterebbe alle nostre vite, tutte indistintamente, usando un’espressione molto abusata, di "volare alto", "perché - ha affermato il Vescovo – la vita cristiana o è compresa e si mantiene ai livelli divini o se si appiattisce, diventa insignificante".

In quella prescienza di Dio per ciascuno di noi, in quella elezione abbiamo ancora davanti il messaggio di Gesù dato ai suoi che, dopo aver appreso con lui come si diventa apostoli, vengono mandati a compiere le sue stessa azioni con una raccomandazione tanto essenziale quanto sconcertante: "abbiate con voi solo dei sandali e un bastone", quindi solo quello che vi serve per il cammino.

A partire da queste riflessioni il Vescovo ha invitato i fedeli a considerare come oggi in questa visione cosmica, splendida, che interessa ogni uomo sulla terra, siamo chiamati dallo stesso Signore a riflettere e a pregare per un carissimo fratello nella fede e per Sua Eccellenza un confratello nell’episcopato, Mons. Giovanni Marra.

Richiamando il Vangelo secondo Giovanni della celebrazione eucaristica il Vescovo ha spiegato come per l’occasione non è importante considerare l’aspetto speculare-simmetrico di un Pietro che per tre volte rinnega Gesù e che per tre volte Gesù richiama quasi a fare il pareggio dei conti quanto vedere quello che per un chiamato nella propria vita rappresenta una sequenza di chiamate all’interno della chiamata; la prima già considerata, la chiamata universale di ogni uomo alla salvezza, la seconda su cui riflettere adesso perché  all’interno di una vita da sempre predestinata un vocato, un apostolo, un discepolo sente dal Signore una domanda nella sua vita. La prima: "mi vuoi bene tu Simone, figlio di Giovanni?" e trasponendola "Mi vuoi bene, tu Giovanni Marra, figlio di Simone?", figlio di Simone perché lui è stato per tutta la vita al servizio del Simone, prediletto di Gesù, ma nel quale tutta la Chiesa è rappresentata, il primo apostolo.

Richiamando le fasi della vita pastorale di Mons. Marra, il Vescovo ha evidenziato come questi, sin da giovane, ha avuto modo di vivere il suo primo sì nella santa Chiesa di Roma che ha servito nella Diocesi come Diocesi del Papa e poi nella mansione che Simone a lui ha chiesto nella Chiesa universale, nella Congregazione per il Clero, nel compito delicato di Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede, in cui competenza e capacità di giudizio fanno un tutt’uno con la carità  della Chiesa; e poi il suo secondo sì nell’altro prestigioso servizio di Ordinario Militare d’Italia; e il terzo sì come Arcivescovo a Messina, vicino a noi, dove ha lasciato segni di affetto e di stima e poi dalla Santa Sede da emerito chiamato a governare Diocesi in difficoltà particolari per riportare in queste il senso della Chiesa in tutto e poi di nuovo a lavorare nella Congregazione per i Vescovi. "Tre «sì, ti amo, Signore», chiesti e attuati - ha affermato il Vescovo – e si comprende come nella liturgia che stiamo vivendo le orazioni chiedono al Signore che quanto è stato vissuto adesso venga ricompensato dal Signore nella contemplazione del cielo".  E come Gesù a Pietro ha chiesto un ultimo  sì chiedendogli "adesso seguimi", perché quando sarai più anziano, terminate le occupazioni pastorali, la volontà di Dio si dovrà imporre alla tua e tu dovrai andare dietro ad essa: è l’ultimo sì, quello che lo ha chiamato per la vita eterna, e "che noi – ha proseguito il Vescovo – vogliamo vivere con lui in questo transito di passaggio per la Sicilia, per Messina, nella terra che gli ha dato i natali e che egli amava, in questa Chiesa dove da piccolo ha incominciato a conoscere, a pregare il Signore e quando poteva ritornare a vedere affetti e amicizie; un uomo che quando poteva fare il bene, l’ha sempre fatto, nel silenzio e con molta discrezione perché una sua nota era fare del bene, aiutare anche i figli della Calabria in quelle esigenze nelle quali egli potava dare un suo contributo efficace, e anche questo è Vangelo: ciò che devi fare fallo in silenzio e nessuno lo sappia".

Il Vescovo ha sottolineato come nell’Arcivescovo Giovanni Marra la visione degli Efesini e la pagina di Gesù hanno trovato un’attuazione, dicendo che la vita cristiana è possibile  realizzarla quando le diverse chiamate del Signore fino all’ultima, quella della vita eterna, trovano un sì generoso e corresponsabile, non opponendo ostacoli, ognuno nel suo stato per portare a compimento la missione che il Signore ci affida, con la morte che rappresenta un punto fermo, come certe frasi, quelle della vita, che per essere compiute devono  essere pronunciate tutte.

"E ora dal cielo, mons. Marra certamente pregherà per i suoi cari, per tanti fratelli che ha incontrato negli anni del suo ministero, per i militari, per la sua Messina e per tanti fratelli che senza saperlo hanno avuto da lui una preghiera silenziosa ed efficace e in questo ci sentiamo meno soli perché anche se perdiamo una persona cara, la fede dice che quello che si perde a livello materiale e caduco si guadagna e si ricompone nella vita della luce di Dio".

Riferendosi al gesto dell’Amministrazione di Cinquefrondi che ha voluto porre sulla bara del Presule un po’ di terra il Vescovo ha affermato che si tratta di un gesto emblematico perché la terra è la madre che ci alimenta e segno delle radici che noi portiamo sempre dentro di noi e idealmente questa terra che gli ha dato i natali si unirà alla terra di Messina dove Mons. Marra troverà riposo e per questo sarà bene ricordare questo servo buono, saggio e amico della Chiesa perché lui che adesso si trova davanti al cospetto di Dio guarda le cose di quaggiù con l’occhio di Dio e può ottenerci ciò che noi chiediamo ma non vediamo essere buono per noi.

Una coincidenza infine richiamata dal Vescovo, certamente non casuale: Mons. Marra a Roma viveva nell’ambito della Parrocchia della Madonna del Carmine, e oggi riceve l’ultimo saluto nella memoria della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, la cui spiritualità è legata alla salita della vetta verso Dio, in questa terra come ascetica, nell’altra vita come conquista. Il Vescovo si è detto sicuro che la Madonna lo ha accolto proprio nei giorni di preparazione della sua festa e in questo giorno a lei dedicato lui farà festa in cielo.

"Allora - ha sottolineato il Vescovo – nella preghiera che stiamo proseguendo chiediamo che questi pensieri diventino per noi stimolo per la vita ispirandola, se non modellandola, sull’esempio di tanti nostri fratelli". E porgendo a nome suo personale, e di tutto il presbiterio della nostra Diocesi e della sua Diocesi d’origine, Mileto-Nicotera e Tropea, ai familiari un saluto rispettoso e cordiale, il Vescovo ha concluso: "Così, guardando avanti nella fiducia del Signore non solo la speranza si ravviva ma la fede si fa più forte e quando la fede è salda ed è solida anche un momento di apparente tristezza diventa un momento di luce e di gloria come quello che stiamo vivendo in questo momento".

 

 

 

 

Cecè Caruso

 


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