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Lunedì 10 Dicembre 2018

Assemblea Diocesana - Primo giorno di lavori con mons. Nunzio Galantino, il nostro Vescovo e don Armando Matteo   versione testuale


Si è svolta a Rizziconi presso l’Auditorium Diocesano la prima giornata dell’Assemblea Diocesana per l’inizio dell’Anno Pastorale 2018-2019 "Abitare la Chiesa, abitare la Città a partire dalla Evangelli Gaudium". 
Nell’ampio salone gremito per la larghissima partecipazione di fedeli di tutte le età, in presenza di numerosi sacerdoti e diaconi, dopo la preghiera iniziale, il Vicario Generale, don Giuseppe Varrà, ha dato inizio ai lavori di questa Assemblea sul tema sopraindicato scelto dal nostro Vescovo Mons. Francesco Milito per approfondire "il modello-tipo di Diocesi che ne proviene da tutto l’impianto e chiederci il ruolo che possano avere i giovani-adulti … con l’intento di far confluire gli stimoli raccolti e organicamente ordinati nel Piano Pastorale 2018-2019, Anno cardine 2 per la nostra Chiesa locale".
S.E. Mons. Francesco Milito, nell’ ampia e articolata introduzione, dopo aver salutato il Prefetto della Provincia, le altre autorità e tutti i presenti, ha subito sottolineato la gioia dello stare insieme, come Chiesa convocata, "con il Signore in mezzo a noi", ringraziando tutti per la partecipazione all’Assemblea Diocesana e sottolineando come il tema della stessa sia derivato dall’esigenza di continuare sulla scia dei precedenti piani pastorali un tempo di revisione per uno slancio più deciso, con rafforzate nuove energie e dall’opportunità derivante dalla constatazione che sia bene continuare su tale linea per permettere alla prima semina di espandersi in radici e lavorare per la fioritura. Il riferimento, poi, all’Evangelii Gaudium nasce spontaneo dall’importanza fondamentale di questa esortazione Apostolica per le prospettive pastorale della nuova evangelizzazione e l’inculturazione della fede. E a partire dalla Evangelii Gaudium le due domande poste ai relatori della giornata.
Sulla prima "Quale Chiesa particolare a partire dall’Evangelii Gaudium?" ha relazionato S. E. Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI e Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA).
Mons. Galantino, parlando di questa Esortazione Apostolica come carta programmatica del pontificato di papa Francesco, ha sottolineato come essa sia nata come aiuto alla Chiesa, per aiutarla a essere se stessa, a recuperare la sua vera natura, seguendo la via che il Signore si aspetta da noi, e certo non cerimonie, ma sostanza, che si ha quando le parole che diciamo corrispondono alla realtà. Da qui capire per prima cosa che la Chiesa esiste per la missione e che diventa se stessa se esce da sé per incontrare gli uomini, secondo la precisa ecclesiologia del Vaticano II, vivendo e incarnando una dinamica di uscita, non solo dalla sacrestia, ma soprattutto dalla retorica, dai luoghi comuni, in una dinamica di condivisione, di annunzio, di vita spesa per il Vangelo. Processo questo che esige una conversione continua per respingere polvere e ruggine, tiepidezza e conformismo che spesso albergano nei nostri luoghi. Questa è l’anima dell’ Evangelii Gaudium: mantenere l’annuncio evangelico al centro della vita ecclesiale, verificando che ciò avvenga in modo reale, fattivo, concreto. Da qui la necessità di ripensare ogni azione della Chiesa per verificarne lo spirito missionario, chiedendosi se esse creano mentalità e di conseguenza atteggiamenti evangelici, secondo lo stile di Gesù, imitandone il cuore. Mons. Galantino ha sottolineato come, perché ciò si realizzi, sia importante aver conosciuto Gesù perché con lui è più facile trovare il senso ad ogni cosa. Perché la Chiesa impari ad amare dal modo di amare di Gesù è indispensabile alla Chiesa uno stato di conversione permanente che per mezzo della preghiera si realizza in un clima di confronto e di lealtà come avveniva nella Chiesa dei primi tempi. 
Mons. Galantino ha infine sottolineato come la Chiesa è chiamata in Cristo ad essere misericordia e segno di misericordia, ritornando al Vangelo, facendo quello che Gesù ha fatto, ad essere inclusiva e non esclusiva, tenendo le porte aperte, per accogliere e far uscire, con uno stile più attento alle persone, stando con, in mezzo agli altri. Questo il sogno di papa Francesco che si coglie nel n. 27 dell’Esortazione: una Chiesa in uscita, capace di trasformare ogni cosa, con un’attitudine all’incontro aperto e disponibile, con un messaggio esposto in maniera chiara e semplice con agganci concreti alla vita delle persone, per ascoltarle, raggiungendo il loro cuore, immersi nella vita della gente.
Sulla seconda domanda "Con quali giovani/adulti costruire una Chiesa particolare nel territorio?" ha relazionato don Armando Matteo, Ordinario di Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma. 
Don Armando Matteo con la sua colorita relazione nell’introduzione ha sottolineano come sia indispensabile per prima cosa che gli adulti si riapproprino della loro identità, facendo gli adulti, perché i giovani possano fare i giovani. Da qui la grande urgenza di oggi: la formazione degli adulti. Attraverso poi un breve excursus ha evidenziato come nei nati tra il 1946 e il 1964 ci sia stata una profonda mutazione generazionale con l’avvento del "diversamente giovani" che ha portato padri e mamme a ripiegare sempre su se stessi, inducendoli a non cedere nulla al tempo, al corpo che invecchia – sovente è stato il richiamo del relatore alla nostra condizione di persone destinate a morire – o a chi è arrivato dopo, con la conseguenza che viene meno la vocazione all’adultità, che è quella di "dimenticarsi di sé per prendersi cura degli altri".  E da ciò discende un’inversione totale della struttura educativa e la ridefinizione dei soggetti coinvolti nel processo educativo con i figli che sono "troppo piccoli" per affrontare la crescita e la giovinezza che perde ogni connotato agonico/drammatico. Le conseguenze sono ben visibili nella società di oggi e nella Chiesa: genitori spazzaneve, ecc., impossibilità di dialogo intergenerazionale, mancata crescita dei più giovani. 
Un altro aspetto importante evidenziato dal relatore: il fatto che gli occhi dei genitori sono la prima cattedra di teologia, ma che da tanto tempo in quegli occhi non c’è più Dio, perché i genitori non pregano più, non leggono il Vangelo, non parlano delle questioni decisive dell’esistenza umana con i loro figli con la conseguenza del fallimento anche di tanti nostri percorsi di formazione cristiana. Per di più nuoce alla crescita dei figli la concezione del bambino sovrano, idolo della famiglia affettiva, con la conseguente perdita del senso dei sacramenti.
Il rimedio don Armando lo ha individuato in una nuova pastorale della seconda età che aiuti l’adulto ad essere quello che deve essere, cioè ponte, assumendo la vita nel suo connotato reale; allenatore, facendo il padre e la madre, educando i figli ad affrontare i problemi; infine poeta, attivando nei figli il desiderio come cura della mancanza perché la felicità con dipende da ciò che si vede e si vende, ma dal desiderio, dalla ricerca, dalla coscienza del limite. Concetti questi che applicati alla pastorale dei ragazzi e quella giovanile potranno aiutarci a prendere sempre più coscienza dei problemi in vista della loro risoluzione.
Alla fine, dopo alcuni interventi in aula, la conclusione della prima giornata dell’Assemblea con l’invito del Vescovo alla partecipazione ai lavori nei laboratori del giorno dopo e la preghiera finale.
 
Cecè Caruso


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