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Mercoledì 21 Novembre 2018

ISTEP: Gita ad Altomonte per inaugurare l'Anno Accademico   versione testuale


 Per inaugurare l’anno accademico 2018/2019 il direttore dell’Istituto Superiore di Teologia e Pastorale San Giovanni XXIII a Gioia Tauro don Mimmo Caruso ha trascorso una giornata con i suoi studenti tra i borghi più belli d’Italia: Altomonte. Un’occasione per stare insieme, allegramente, e per conoscere un luogo che mantiene vive le sue antiche tradizioni. La partenza da Gioia Tauro davanti alla Casa del Laicato, sede dell’Istep, ha radunato tutti i partecipanti, i quali dopo essersi sistemati sul pullman hanno cominciato il loro viaggio con una preghiera dedicata alla Madonna, e lungo il cammino hanno chiacchierato, abbondantemente, in amicizia, scambiandosi ognuno le proprie opinioni. Quando siamo arrivati ad Altomonte, dopo una breve sosta, una guida del posto ci ha gentilmente accolti e ci ha accompagnati nella chiesa del periodo angioino Santa Maria della Consolazione, dove don Mimmo Caruso ha concelebrato la messa con don Domenico Lando, referente della "Scuola di Musicologia Liturgica" connessa all’Istep, nonché maestro e direttore del coro della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Prima della funzione liturgica, la guida ci ha spiegato che «il rosone attuale è un rifacimento recente, l'originale, molto deteriorato, è conservato in un locale attiguo alla chiesa. Il campanile, con elegante finestra bifora, è opera di maestranze calabresi della prima metà del secolo XIV». La stessa guida ci ha illustrato tutti gli "inquilini" che abitano all’interno della chiesa, a partire dalla parete della cappella, «lastra tombale con guerriero giacente, di ignoto napoletano del secolo XIV. Nell'abside rettangolare, il sepolcro di Filippo Sangineto, di ignoto napoletano seguace di Tino da Camaino, vi sono poi raffigurate le tre virtù teologali che sorreggono il sarcofago: sul fronte e sui lati di esso, i Santi: Andrea, Maddalena, Pietro, Giorgio, Paolo, santo martire, Antonio abate, Ladislao d'Ungheria e Stefano, sul sarcofago è la figura giacente del defunto con due angeli reggicortine, sopra il timpano, statue della Madonna col Bambino tra San Giovanni Battista». Dopo l’incontro con Gesù durante la celebrazione eucaristica, ci siamo trasferiti nella piazzetta adiacente la chiesa perché abbiamo appreso che Altomonte, paese del pane, quella stessa domenica festeggiava il pane, che abbiamo potuto degustare con l’olio e il miele, oltre ai prodotti tipici del Parco del Pollino. Abbiamo lasciato la "Festa del pane", portando con noi i profumi e la fragranza di ingredienti semplici come quelli del pane, appena sformato, e ci siamo recati al Museo Civico di Altomonte, su proposta di don Mimmo Caruso. Un museo situato in un antico convento con affacci meravigliosi che conserva molti pezzi pregiati, divisi in due sezioni, medioevale e domenicano, è come se avessimo attraversato uno scrigno prezioso contenente il San Ludovico d'Ungheria di Simone Martini, tavole di Bernardo Daddi, tavole di alabastro francesi, molto suggestiva l’immagine della Madonna delle Pere attribuita ad Antonello da Messina, e le statue lignee e i paramenti sacri. Abbiamo vissuto, inoltre, un momento particolare, quando ci siamo fermati nella cella di Tommaso Campanella, autore del testo "La città del Sole", che ha lottato contro l'ingiustizia della chiesa del suo tempo che non permetteva all’uomo di esprimersi liberamente, un vero e proprio inno alla libertà. Dopo aver lasciato uno dei fazzoletti più affascinanti della Calabria, con antiche case e caratteristiche portali in pietra eseguiti da maestri scalpellini, siamo andati in un ristorante caratteristico del posto, dove abbiamo ancora gustato la cucina tipica del cosentino, un altro momento di convivialità vissuto in serenità grazie all’armonia e all’ordine che il direttore don Mimmo Caruso riesce a diffondere nei nostri cuori. Lasciato Altomonte, lo stesso direttore ci ha suggerito di fermarci a Pizzo per rivisitare un altro paese storico sul mare, l’ennesima occasione di sana e "dolce" condivisione. Siamo arrivati a casa ad un orario consono per tutti, senza stanchezza, rigenerati interiormente per la nuova esperienza e per la bella compagnia, pronti ad affrontare un anno di formazione e crescita prima umana e poi culturale.

Katy Galati (studentessa ISTEP)




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