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Mercoledì 21 Novembre 2018

La Convivenza dei Diaconi permanenti e dei Candidati al Diaconato   versione testuale


Un momento molto bello di comunione quello vissuto dai diaconi permanenti e dai candidati al diaconato della nostra Diocesi insieme con le loro famiglie, nella convivenza per l’inizio del nuovo anno pastorale svoltasi dal pomeriggio di sabato 20 fino al pranzo di domenica 21 ottobre nella stupenda cornice del Resort "Le Dune Blu" di San Ferdinando.

Una convivenza che sotto la guida del Delegato Vescovile per il diaconato ei ministeri istituiti, don Giovanni Battista Tillieci, ha permesso ai diaconi e ai candidati e alle loro mogli di riflettere in maniera profonda sulla loro vita a partire, quest’anno, dai quattro simboli con cui si potrebbe sintetizzare il ministero diaconale, la stola, l’evangeliario il calice, il catino con la brocca e il grembiule.

Tre momenti in cui attraverso la lettura personale, la riflessione personale e la riflessione collegiale i presenti hanno riflettuto su cosa evocano a ciascuno di loro questi simboli. Quello che ne è venuto fuori è stato quasi un brainstorming, realistico e critico, che ha consentito a tutti di arricchirsi delle altrui esperienze in base al proprio vissuto e ai primi ambiti di ministerialità.

Così la stola, simbolo dell’innocenza necessaria per compiere il ministero sacerdotale e diaconale, del nostro impegno a servizio della Chiesa, dove non c’è autorità senza servizio, legame con la regalità di Cristo, e ancora simbolo delle pecore che il buon pastore porta sulle spalle.

E poi l’Evangeliario, libro liturgico che si presenta con la caratteristica della dignità e della bellezza in quanto segno della presenza di Gesù, Verbo del Padre in mezzo a noi e così i diaconi e candidati a riferire come esso ci inviti ad essere strumenti di Cristo per portare a tutti la sua parola, prestando la voce a Cristo, Parola che prima deve essere accolta da noi per poi portarla agli altri.

Quindi il Calice che esprime la comunione con Dio o la sorte toccata per il peccato, da cui però il Signore ci libera grazie al suo Corpo donato e al suo Sangue versato, divenendo quindi sostegno nelle prove della vita, con i diaconi che hanno fatto presente che essendo ministri del calice sono chiamati a donare la propria vita nel servizio ai fratelli, trasformati dal sangue di Cristo per trasformare gli altri.

E infine il catino con la brocca e il grembiule che forse non sono nell’hit-parade delle preferenze tra i cristiani ma richiamano con forza "la Chiesa del Grembiule" di Mons. Tonino Bello di venerata memoria, che affermava che bisogna riprendere la strada del servizio, che è la strada della condiscendenza, della condivisione, del coinvolgimento in presa diretta nella vita dei poveri. Ed è stato proprio questo il simbolo che più ha sollecitato le menti e i cuori dei partecipanti che hanno posto in risalto come sia necessario per un diacono essere disponibile ad aiutare perché servire è regnare, e questo con il combattimento giornaliero, morendo al proprio io, diminuendo noi perché deve crescere Gesù che è presente nei poveri, negli ammalati, negli ultimi.

Domenica mattina l’ambito della riflessione si è soffermato sulla domanda "Come collegio diaconale cosa potremmo fare in Diocesi per esprimere la nostra vocazione diaconale" e un’appassionata disamina ha messo in luce qualche limite del nostro Collegio diaconale in vista proprio della realizzazione di una più perfetta organizzazione e di una più intensa vita di comunione. Molte, poi le indicazioni sul nostro operare in Diocesi, ad esempio nei Centri di ascolto diocesani di prossima realizzazione, nel Progetto Ospedale, nella Pastorale familiare, nella realizzazione di una Missione popolare del collegio diaconale e così via.

Don Giovanni Battista nelle sue conclusioni ha invitato i diaconi e i candidati a riferire i simboli del ministero diaconale prima di tutto a loro stessi e prima di tutto fra loro stessi. Ha poi manifestato il suo assenso circa la realizzazione di uno Statuto diocesano del Collegio diaconale, considerato  anche il numero attuale di 27 diaconi presenti in Diocesi con altri 5 candidati che nel prossimo anno potranno essere ordinati diaconi. Per il progetto Ospedale ha evidenziato che si tratta di un’iniziativa che sta avendo una risonanza nazionale e che è stato pensato non per fare proselitismo ma per fare carità e questa la possono fare tutti non solo i cristiani. Ha inviato poi i diaconi a farsi presenti nei luoghi della loro missione canonica con compiti specifici (ad esempio come accompagnatori insieme alla propria moglie dei genitori dei bambini di catechismo del Progetto Emmaus o animatori del gruppo famiglia parrocchiale).

La santa messa in cui abbiamo riposto nelle mani del Signore e di Maria tutti i nostri desideri e le nostre aspettative ha concluso la convivenza.

Non potremmo concludere, però, senza sottolineare lo spirito di comunione che si è creato tra di noi manifestato dalla gioia presente nei momenti di relax e durante la cena e il pranzo finale, allietati come sempre dal karaoke del nostro candidato Massimo Surace, segno del grande affetto e dell’amicizia che ci unisce e ci fa gioire perché è sempre "bello e soave che i fratelli vivano insieme".

 Cecè Caruso




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