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Lunedì 10 Dicembre 2018

Concerto spirituale al Monastero di Clausura   versione testuale


Il Monastero della Visitazione di Taurianova ha aperto le porte della sua chiesa ad un Concerto di musica sacra, intitolato: "Tamquam sponsus a Thalamo", che il coro della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, diretto dal maestro don Domenico Lando, ha eseguito, domenica pomeriggio, nella prima domenica del Tempo di Avvento, in un clima di alta spiritualità. Il Concerto ha avuto inizio con il Preludio di Gianmartino Maria Durighello, riuniti in cerchio un gruppo di coristi partendo dalla "m" ha cominciato a giocare sulle modulazioni interne passando dalla consonante ad una vocale, evidenziando, attraverso un suono non strumentale, leggerissimo, la metafora nuziale dello Sposo di Cristo che viene nelle nostre stanze, vuote. Tutto il coro ha continuato con il secondo brano gregoriano "Rorate Caeli" la cui forza espressiva del verbo imperativo, Rorate (Stillate), è divenuta simbolo dell’attesa nella carne, che nel corso del concerto si è fatta sempre più trepidante, crescente ed intensa. Con tutta la sua umanità, i coristi hanno cantato l’antifona "Manda, Signore l’Agnello", con il salmo 84 che ci ha riportati ancora all’attesa, alla gioia e alla salvezza mentre il Signore ci ha mostrato la sua misericordia, l’amore e verità si sono incontrati e la giustizia e la pace baciati.  Il direttore Lando, cappellano del Monastero di clausura ci ha fatti entrare anche nel tempo mariano, perché l’Avvento in fondo è tempo mariano, in cui si fa presente l’annuncio del profeta Isaia: la Vergine concepirà e darà alla luce un Figlio, che sarà chiamato Emmanuel Dio con noi, antifona intervallata dal salmo 18, 1 – 7 per portare ai fedeli presenti e numerosi in chiesa la notizia più bella del mondo. Un altro salmo musicato dal direttore Lando ha aperto il momento della contemplazione della gioia che viene da Gerusalemme, la città della pace che sorge dentro di noi, la pace di cui tutti abbiamo bisogno e che possiamo trovare nella nostra profondità. Abbiamo pregato – cantando un inedito del M° Frisina, l’Ave Maria e la sua antifona Alma Redemptoris Mater, "O santa Madre del Redentore, porta dei cieli, stella del mare", che è arrivata in nostro soccorso, Colei che ha accolto con coraggio, semplicità e fermezza, contro tutti, il saluto dell’angelo, ed ha generato il nostro Creatore "nello stupore di tutto il creato". Maria è stata rappresentata magnificamente e realmente, per le mani del grafico Giusy Pellegrino, anche sulla locandina dai colori celestiali con una immagine di una donna incinta, bellissima e sensuale, che accarezza e contempla la vita che cresce misteriosamente dentro il suo grembo. È arrivato tacitamente il momento dell’invocazione, della preghiera in lingua aramaica, Maranatha, "Vieni Signore Gesù", suggellata da quattro canti – inni, i cui titoli cominciavano tutti con: Veni, veni Emmanuel, di Kodaly, Vieni Signore a salvarci, Vieni Signore Gesù, Vieni presenza invisibile, di A. Parisi, e Veni Domine Jesu, di F. Massimillo. Abbiamo chiesto al Signore che sorge come il sole, come chiave di Davide, come Salvezza, come Agnello di Dio, come immagine del Padre, come presenza invisibile, ineffabile, ammirabile, adorabile, dolce, di prendere possesso nell’intimo al centro del nostro cuore e della nostra anima, perché tutti abbiamo fame di Verità. In una cornice surreale abbiamo ripercorso liturgicamente e vivamente le quattro domeniche di Avvento, in un luogo suggestivo e misterioso, fatto di strani colori, luci e profumi, che ci ha consentito di fare silenzio dentro di noi e di accogliere una presenza – gioia, diversa, che è entrata nella nostra anima e non si è spenta al ritorno a casa. Un luogo abitato da suore che abbiamo intravisto dalle griglie di legno ma che abbiamo sentito presenti, vicine a noi, grazie soprattutto alla soave voce di suor Margherita Maria che ci ha fatto sentire parte integrante di un disegno - progetto divino, quando ha commentato i testi dei canti con le dolci riflessioni scritte da don Mimmo Caruso, cancelliere della diocesi di Oppido M.-Palmi guidata dal vescovo monsignor Francesco Milito. Suor Margherita ha scandito come Gesù è disceso dal cielo e ci ama profondamente, come possiamo vivere e scioglierci alla Sua Parola che si diffonde su tutta la terra, e come possiamo far entrare la Gerusalemme celeste nel nostro cuore, perché il significato della parola di Israele è possedere un cuore nuovo dopo aver fatto l’esperienza con Dio. Ha concluso un bello e insolito tempo meditativo, don Domenico Lando, con le sue parole che come una tenera freccia sono arrivate ai nostri cuori aperti che cercano solo pace e silenzio, in un tempo dove è necessario tirare fuori tutto per guarire dai cicloni della vita, nulla si può contenere, prima o poi straripa e ci pervade. «È stata un’emozione forte – ha sottolineato il direttore Lando - perché quando c’è Cristo, Lui muove tutto. Non vi spaventate del mondo, Cristo nasce quando c’è una crisi dentro di noi, se qualcosa o qualcuno non va, accogliamoli non come una minaccia ma come una possibilità di cambiamento, perché Cristo si serve anche dell’altro per sorgere dentro di noi. Se questa sera abbiamo pregato attraverso una lacrima, abbiamo imparato a sentirci, ad ascoltare il nostro corpo, che ci parla. Impariamo ad emozionarci, la gioia fa piangere così come la tristezza, se sono lacrime di tristezza cerchiamo la gioia se sono lacrime di gioia esultiamo (Gaudete) nel Signore. Se manca la luce accendiamolo noi l’interruttore, facciamo luce nel nostro cuore». L’augurio di don Lando ha continuato con un monito. «Non abbiate timore della novità, diversamente non potremmo accogliere Cristo che viene come la Novità. Diventiamo come Gerusalemme, la città della pace, approfittando di questo tempo di Avvento, tempo di conversione interiore, in cui siamo chiamati a fare un cammino personale, un cammino di ascesi. Accogliamo prima la pace dentro di noi, facciamo pace con noi stessi liberandoci dai problemi per essere pronti a scambiarci la pace, condividerla con gli altri. Diventiamo costruttori di pace, uniti, perché la gioia dobbiamo cercarla e scoprirla sulla terra e portarla nel regno celeste, in completa libertà». Infine, la platea, la quale ha applaudito solo al termine del concerto, ha pianto lacrime calde scivolate via, ha pregato l’Amore assoluto, ha cantato insieme a noi, ad una sola voce, "Maranatha", ed ha accolto un Gesù nuovo che è penetrato nelle nostre persone e non se ne andrà più.

 

Kety Galati



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