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Martedì 20 Agosto 2019

I giovani di Santa Paola Frassinetti e il gruppo Shalom riflettono sul senso della vita dei giovani d'oggi   versione testuale


Ci sono pensieri che fanno riflettere sul senso della vita perché contengono preziosi insegnamenti soprattutto quando a pronunciarli con consapevolezza e determinazione sono i più piccoli. Sono i bambini del "Gruppo Shalom" ed i giovanissimi del "Gruppo Giovani di Santa Paola Frassinetti", i quali hanno recitato, ballato e cantato per far vivere la fede nell’intimo di se stessi e credere in modo più vivo. Prima di andare in "scena" nella chiesa Santa Maria Addolorata di Rosarno guidata dal parroco don Rosario Attisano, i ragazzi hanno partecipato ad un percorso di meditazione sul significato e valore della vita cristiana che nel periodo natalizio si fa più profondo e tocca di più i cuori, accompagnati da suor Maria Zito, in collaborazione con il parroco don Attisano, il vice don Giuseppe Calimera, Massimiliano Donato, Stefania Cannizzaro, Concetta Zungri, Loredana Condoleo, Salvatore Varone e Domenica Scriva. Con queste sane premesse, l’altare dell’Addolorata ha fatto da cornice ad un momento di raccoglimento introdotto da don Calimera il quale ha posto il primo interrogativo. «Dove incontrano il senso della vita i giovani di oggi?». Don Calimera ha poi condotto il numeroso pubblico presente sul rischio di un futuro in solitudine dei giovani di oggi minacciato dalla tecnologia e da una fragile coscienza personale dei giovani, i cui punti di riferimento sono ormai svigoriti, lanciando una sfida agli educatori di dare direzioni sulla ricerca del senso dell’esistenza. «Oggi tutti viviamo in una società che si è fatta più complessa. I ragazzi del nostro tempo sono più liberi di scegliere rispetto a quelli delle generazioni che li ha preceduti, ma sono anche più soli e più insicuri di fronte alla responsabilità di decidere di sé e di dare un senso, uno scopo, una direzione alla propria esistenza. Se in passato il futuro era vissuto perlopiù come il tempo della promessa, della realizzazione del possibile, attualmente prevale una percezione molto diversa del futuro, come minaccia che a causa di un futuro imprevedibile rischia di spazzare via i sogni di una vita. Si sono indeboliti i sistemi di controllo della famiglia, la scuola, lo Stato, la chiesa, che in passato guidavano la vita delle persone, oggi più che mai bisogna avere cura di strutturare un dispositivo interno che possa fungere da bussola nella ricerca del senso dell’esistenza. E questo riporta l’educazione alla sua vocazione primaria, quella di dar forma alla coscienza personale. Che è la sfida più difficile». Il sacerdote Calimera ha concluso, spiegando che sul traguardo raggiunto dai bambini, ragazzi e ragazze, «vale la pena scommettere, dopo aver assaporato l’aria malata, la falsità degli idoli nella società, che a pagare sono i più deboli, schiavi di un sistema tecnologico che li porta all’isolamento, a una felicità passeggera. Dopo tante discussioni sono giunti a capire il messaggio del papa che i giovani devono sognare perché il sogno ci porta alla realtà vera alle cose concrete non all’idea del solo pensiero di una cosa. Hanno scoperto grazie alla nostra comunità e a coloro che li seguono che la chiesa è la loro seconda famiglia dove accoglienza, amore, cura e protezione sono una garanzia dei loro sogni della loro». Ma prima delle riflessioni dei giovani, anche due adulti guide Stefania Cannizzaro e Massimiliano Donato hanno rivolto due domande ai più grandi, forse, colpevoli di aver creato un mondo precario per i giovani. A tal proposito, Massimiliano Donato ha dettato la ricetta. «Perché non rivoluzioniamo il mondo rieducando i ragazzi all’ascolto di sé stessi, delle proprie fragilità, della loro parte più debole per evitare di scaraventare la rabbia su coloro che sono deboli, poveri fragili come loro?». Prendendo spunto dai discorsi di papa Francesco, i più piccoli hanno analizzato con semplicità i comportamenti degli adolescenti, «giovani da divano, giovani senza sogni che vanno in pensione a ventidue anni, che non accolgono il più debole». Ed anche loro hanno lasciato nei cuori di ognuno interrogativi profondi. «Cosa c’è dentro i giovani che li porta a comportarsi così, si tratta di una aggressione che viene dentro e vorrebbe annientare l’altro perché è debole?». E gli stessi hanno dato la soluzione che arriva dalla saggezza dei nostri nonni, i quali ci hanno spiegato che «noi siamo diversi dagli animali che fanno solo quello che la loro natura comanda, noi siamo liberi, è il più grande dono che abbiamo e ricevuto, grazie alla libertà possiamo diventare qualcosa di diverso da quello che siamo, la libertà ci consente di sognare e i sogni sono il sangue della nostra vita, anche se spesso costano un lungo viaggio e qualche bastonata». Anche il messaggio finale dei giovani si è tradotto in una domanda che ha esortato sia grandi che piccoli a non rinunciare mai ai sogni, a non avere paura di realizzarli, anche se gli altri ridono dietro. «Rinuncereste a voi stessi?». Il peccato più grave.

Kety Galati




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