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Martedì 20 Agosto 2019

I genitori dei "Figli tra gli Angeli" in cammino verso il Natale   versione testuale


I genitori della comunità "Figli tra gli Angeli" della Diocesi Oppido-Palmi si sono ritrovati, come ogni anno, Domenica 23 Dicembre per la celebrazione della Santa Messa presso la Chiesa del SS. Crocifisso in Palmi e prepararsi, attraverso un itinerario forte ed intenso iniziato con il ritiro d’Avvento, ad andare incontro al Signore che viene. Viene con le sue legioni celesti a fare visita al cuore di ogni uomo, ai nostri cuori. Viene a medicare le nostre ferite, a portare consolazione, luce, calore a chi è ancora nell’ombra cupa e gelida della morte. Viene con i nostri figli che sono già presso di Lui a risvegliare il grembo di ogni genitore ancora turbato da tanto dolore, per donarci vita nuova, serenità, una nuova fecondità. Viene a portarci una nuova maternità e una nuova paternità.

Ed è Maria, nostra dolcissima Madre Consolatrice, colei che ha accolto il Figlio di Dio con l’immediatezza dell’amore e la semplicità della fede, ad insegnarci come essere grembo del suo Figlio e dei nostri figli, come lasciarci rinnovare dallo Spirito fino all’esultanza del cuore, che fa sussultare di vita nuova anche il grembo del fratello che si trova nel buio fitto del dolore.

«Eccomi... avvenga di me come tu hai detto» (Lc1,38) disse Maria all’angelo. «Eccomi...» è infatti anche per noi la parola chiave che decide la nostra esistenza, la scintilla di vita che traccia nettamente le scelte del nostro futuro: la separazione o la comunione con nostro figlio, la ribellione o l’accettazione di un disegno che ci sovrasta, la disperazione o l’esultante speranza nello Spirito del Signore e nelle Sue parole di vita eterna. 

Quest’anno abbiamo pensato di preparare sull’altare un cuore fatto con tante Stelle di Natale, sia perché la tradizione cristiana, vede nella disposizione a stella delle foglie, la Stella di Betlemme e sia perché il colore rosso dei fiori ci ricorda il sangue di Cristo crocifisso e il rosso del martirio vissuto con la morte dei nostri figli. Le abbiamo donate ad ogni famiglia presente, unitamente alla candelina rossa, accesa durante la celebrazione, e portata a casa, per poi riaccenderla la notte di Natale, in un momento magico, lontano da tutto e da tutti, nel silenzio del nostro cuore, davanti alla foto dei figli. 

Abbiamo chiesto loro in quella notte di provare a salire qualche gradino sulla scala che dalla terra arriva sino al cielo. E di cercare di rubare un angolo di cielo e custodirlo nel cuore. Deporlo poi intatto nella culla del nostro Salvatore ai piedi di Maria e, come per miracolo, ad un tratto, vedremo il cielo, inondato dal canto dei nostri ragazzi, aprirsi sopra di noi. Vedremo i ragazzi scendere, uno ad uno, la scala che dal cielo arriva sino a terra, e sussurrarci dolcemente, con tanto amore: «Auguri mamma... auguri papà... coraggio...».

Prima della celebrazione, come referente della comunità, ho rivolto un breve saluto ai presenti: "Mia cara mamma, mio caro papà, vi vorrei parlare con le parole della fede, ma non sono abbastanza preparato, accettate le mie che sono dettate dal cuore e dal desiderio di sapervi sereni. Sappiamo che il dolore per la morte di un figlio giovane, è già per due genitori un anticipo della fine, e vi confesso che oramai in tutti i miei ragionamenti, da quel 15 marzo di 10 anni fa, parto sempre da un dato inconfutabile «è accaduto e non si può tornare indietro», purtroppo. Tutti in quel momento avremmo voluto che Gesù dicesse anche a nostro figlio "talità kum" come alla figlia di Giairo, è indubbio che la morte prematura di chi amiamo, di nostro figlio, è l’esperienza più inaccettabile, terribile, ingiusta, innaturale, che un uomo possa vivere: perché non succede sempre così??? Non lo sappiamo, non possiamo e non ci è concesso saperlo, ma, partendo sempre da quel dato, credo che a volte la sofferenza ci restituisca ad una dimensione più profonda, più autentica. Se le nostre lacrime servono a farci decidere per la vita, bene, se invece sono solo frutto di rimpianto e sentimentalismo, non servono a niente, non ci aiutano a costruire nulla. Guardiamo avanti, il Signore si aspetta tante cose buone da noi, è un Padre che ci ama e vuole il nostro bene, e la pace del nostro spirito. Auguri a tutti voi."

Alla fine della messa, il nostro Assistente spirituale Don Rosario Attisano, prima di abbracciare uno per uno tutti i genitori presenti, ha voluto porgere loro affettuose parole di speranza: «Un Santo Natale e buon anno di Speranza! Questo è l’augurio che faccio a me stesso (ne ho tanto bisogno) e che faccio alle persone che ognuno di noi porta nel cuore e in particolare a Voi carissimi genitori. La speranza ci aiuta a vivere, ci aiuta a vedere il sole oltre le nubi, a vedere l’alba dopo la notte, a vedere il sorriso dietro una lacrima, è il dono più grande che ci possiamo fare a vicenda, anche con chi di speranze sembra non volerne e poterne più avere. Speranza nell’amicizia, nella condivisione, nel saperci comprendere e consolare, nel trovare sempre qualcuno che si fermi, e ci ascolti senza voler scappare, che continui a ricordarsi di noi anche se gli anni passano. Il tenersi per mano nella preghiera, e nella carità aiuta a ritrovare la speranza e a donarla agli altri. Questa è la nostra comunità. Fratelli carissimi, concludo invitandovi a coltivare la speranza, riascoltate quel "non piangere" che Gesù rivolge alla vedova di Naim, non per dimenticare, non per cancellare quel dolore, che è impossibile, ma per rianimare la speranza, e far sì che quel dolore atroce si trasformi in pace».

 

 

 

 

Mimmo Barilà 



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