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Lunedì 17 Giugno 2019

13 Maggio 2019 - VII Anniversario dell’Ordinazione Episcopale del nostro Vescovo   versione testuale


 Celebrato nella Cattedrale-Santuario di Oppido Mamertina il VII Anniversario dell’Ordinazione episcopale del nostro Vescovo Mons. Francesco Milito.

Alle ore 18.00 il Concerto mariano con il Coro della Diocesi diretto dal Maestro don Domenico Lando in un giorno, il 13 maggio, Memoria della Beata Maria Vergine di Fatima, di forte richiamo spirituale perché l’appello della Madonna alla conversione e alla preghiera mantiene sempre una attualità straordinaria.

Poi la concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo, preceduta dalla benedizione del dipinto delle Apparizioni a Fatima, affresco che come è stato sottolineato nella monizione introduttiva sta a significare quanto forte e vitale sia il vincolo che unisce la beata Vergine al Cristo e alla Chiesa, essendo Maria immagine, tipo, modello della Chiesa: immagine, nella quale la Chiesa contempla con gioia il pieno compimento di ciò che desidera e spera di essere; il tipo, in cui riconosce la via e la norma per una perfetta unione con Cristo; il modello a cui la Sposa di Cristo ispira per l’adempimento della missione apostolica.

L’opera che porta il titolo "Apparizioni di Fatima" è stata interamente progettata dal maestro Dragos Marginean, il quale attraverso il dipinto ha voluto ripercorrere ciò che i pastorelli hanno vissuto il 13 maggio 1917.

Il dipinto, collocato in Cattedrale di fronte a quello di Lourdes, si può dividerlo in due grandi parti, la parte sottostante in cui è rappresentato il momento in cui i tre cuginetti, Lucia, Giacinta e Francesco si trovavano a Cova D’Iria, località del Portogallo dove per consuetudine pascolavano il gregge di famiglia. Qui, verso mezzogiorno, apparve loro su un albero di leccio una Signora vestita di bianco avvolta da una nube luminosa. La stessa li rassicurò e raccomandò di andare lì per sei mesi consecutivi.

La parte soprastante riguarda le visioni che la Madonna ha permesso di vedere ai fanciulli. La prima visione, come ci raccontano le memorie di Lucia, è la "Visione dell’inferno" mostrato come un "enorme mare di fuoco, immersi in questo fuoco c’erano delle anime color bronzo dalla forma umana che fluttuavano nell’incendio, trasportati dalle fiamme che uscivano dal loro corpo, inoltre c’erano anche i demoni che si distinguevano per le loro forme orribili e schifose di animali spaventosi".

Al lato opposto vediamo la rappresentazione della Seconda Guerra Mondiale, preannunciata dalla Madonna se non ci fosse stata la conversione dei peccatori, e prevista come una "guerra peggiore della prima" che avrebbe portato alla distruzione di varie nazioni.

In alto si scorge un vescovo vestito di bianco (probabilmente il Santo Padre) che insieme a vescovi, sacerdoti e gente comune sale una montagna ripida in cima alla quale c’è una grande Croce di legno grezzo. Qui il Papa si ferma, prostrato in ginocchio davanti alla Croce in atteggiamento di preghiera mentre sotto un gruppo di soldati con vari colpi di arma da fuoco ucciderà lui e tutti coloro i quali erano con lui. Probabilmente questa scena, secondo le indicazioni del Pontefice del tempo, richiama la persecuzione della Chiesa e il sacrificio dei martiri.

Al lato sinistro della Madonna, Lucia ci racconta della visione di un Angelo che ha una spada di fuoco nella mano sinistra mentre con la destra indica ai terreni di fare penitenza.

Al centro, raffigurato ciò che ci riporta l’ultima apparizione avvenuta il 13 ottobre, ossia il "Miracolo del sole": una grande palla di fuoco che sembrava ad un certo punto voler divorare la terra con movimenti vertiginosi emetteva raggi lasciando nell’atmosfera delle luci multicolore.

Il nostro Vescovo nell’omelia ha preso spunto dal Vangelo del giorno in cui Gesù afferma di essere "la porta delle pecore", la porta del recinto delle pecore, la Chiesa, strumento che permette di stare al sicuro quando è chiusa, perché tanti possono essere i pericoli all’esterno, e nel contempo varco per portare al pascolo, espressione della sicurezza e della garanzia della sua salvezza e della vitalità del gregge, perché con il Signore che ci protegge noi abbiamo modo di stare certi che siamo al sicuro dentro ma non restando chiusi in noi stessi e portando all’esterno il senso della bellezza di questa unione con il Signore.

Il Vescovo si è poi riferito all’ invocazione delle litanie lauretane che pone Maria sullo stesso piano del Figlio, l’invocazione "Ianua coeli", "Maria porta del cielo", perché attraverso questa porta fisica Gesù è venuto nel mondo e attraverso questa porta spirituale il mondo va a Dio.

La Madonna di Fatima, in questo senso, tenendo presente la terribile visione dell’inferno avuta dai tre pastorelli, diventa porta aperta del cielo perché vi possano entrare tutti ricordando che Fatima è il mondo dei risorti che vivono in Dio, energia pasquale perché chi vive in Dio vive la vittoria che Cristo ha portato sulla morte, la nostra salvezza.

Sua Eccellenza ha invitato, a questo punto, a pregare per la nostra Diocesi della quale per un disegno misterioso il Signore ha voluto che lui sia servo e pastore. "Tanti stanno fuori dalla Chiesa - ha evidenziato il Vescovo - non soltanto fisicamente ma anche intellettualmente, spiritualmente, moralmente, psicologicamente e per questo occorre chiederci se per caso non siamo noi porte chiuse, sbarrate, ostacoli che non permettono agli altri di sentirsi invitati a venire in questa casa del Signore e la responsabilità è grande". Per questo il Vescovo ha chiesto di pregare perché la nostra Chiesa sia porta aperta che permetta agli altri di entrare. Sottolineando poi il forte legame mariano che esiste tra Fatima e la nostra Piana, il Vescovo si è augurato che la devozione alla Madonna diventi impegno che si traduca in ascolto fedele di quanto Ella chiede.

Ha poi invitato a pregate anche per lui perché il Signore continui a guidare i suoi passi con la protezione di Maria perché possa essere in mezzo a noi un pastore che ascolta Maria per le cose che chiede ed offre a Maria le cose che Ella si aspetta, soprattutto perché la nostra Diocesi possa vivere  come in una sola grande famiglia, che riconosce Dio come Padre, il Figlio come fratello, lo Spirito come anima, Maria come madre.

"E così Fatima - ha concluso il Vescovo - non sia solo un dipinto che ci ricordi queste cose ma l’orizzonte dell’anima che permette di vivere in pienezza l’attenzione dell’amore che Dio ha per noi e la spinta che egli ci chiede per rispondergli ogni giorno con umiltà, generosità, nell’abbandono fiducioso in lui come ha fatto Maria".

 

 

 

Cecè Caruso



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