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Martedì 23 Luglio 2019

Famiglia: "casa dove si educa alla fede e alla carità"   versione testuale


 L’Ufficio per la Pastorale Familiare in collaborazione con l’Ufficio Caritas ha organizzato un weekend di spiritualità per famiglie, che si è tenuto a Barritteri presso il Centro Culturale "Presenza" dall’1 al 2 giugno c.a. Il Direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Famiglia, Don Antonello Messina, ha aperto i lavori con un saluto particolare e caloroso alle 40 famiglie intervenute, ha poi presentato il relatore don Rocco Scaturchio, Rettore del Seminario San Pio X di Catanzaro, e ha dato la parola al Direttore dell’Ufficio Caritas: diac. Vincenzo Alampi per un breve saluto.

Nella due relazioni Don Rocco, partendo dal progetto di Dio sulla coppia ha messo in relazione il matrimonio della coppia che genera una 'Noità', che, a sua volta, è un soggetto singolare, in quanto è realtà che unisce due in uno, da un lato, pur facendo mantenere ad ognuno la propria identità, dall’altro è il progetto di unione tra Cristo e la Chiesa. Il Relatore ha voluto anche sottolineare la differenza tra Bonum Conjugum, "Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole, tra i battezzati é stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento", che è il bene dei coniugi, da distinguersi – dal documento elaborato dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 1977 "Evangelizzazione e ministeri", dove invece si parla del "Bene della famiglia" che è per la 'Costruzione del Regno dei cieli' in quanto la famiglia non è un bene circoscritto, ma un bene missionario. L’allontanamento dei giovani dalla fede è dovuto proprio alla mancanza di questo passaggio fondamentale dell’educazione alla fede da parte dei genitori. Bisogna distinguere, innanzitutto, la comunità cristiana dalla società, in quanto al fondo della prima c’è il Dio 'Trino', mentre al fondo dell’altra c’è quello 'quattrino', che come dice Gesù: è più potente del Dio 'Trino'.  La famiglia cristiana ha il dovere di aprirsi all’accoglienza della prole per poi educarla alla fede e alla carità. Una volta nati, i figli vengono battezzati ed è mediante il Battesimo che essi rinascono come figli di Dio, grazie all’opera dello Spirito Santo che è dunque in essi. Infatti lo Spirito Santo dentro l’uomo è “la vita di Dio? che è in noi, tutto questo non è visibile agli occhi dell’uomo, che oggi purtroppo ha perso il senso del credere nelle cose che, pur producendo molto frutto in termini di grazia, non si vedono. E ancora oggi davanti allo scetticismo dell’uomo, Dio sarebbe ancora disposto a mandare Suo Figlio a morire per ognuno di noi, perché Dio ama l’uomo infinitamente ed è pronto a sacrificarsi per il genere umano. Dio è amore nella relazionalità delle Tre Persone della Trinità. Per educare dunque bisogna essere capaci di trasmettere quest’amore che si riversa nella coppia nella relazionalità d’amore tra l’uomo e la donna. A sua volta la coppia deve insegnare quest’amore alla propria prole attraverso l’esempio. Solo così i genitori potranno riuscire ad educare i loro figli all’amore e avvicinarli alla fede e al concetto del non ‘visibile’, perché l’amore che essi ricevono e che viene loro trasmesso non è visibile, ma che è percepibile. L’amore di Dio per l’uomo, Sua Creatura, è così forte al punto che Egli, nella persona del Figlio, si è abbassato al punto di assumere la natura umana, per poi farsi uccidere. Tutto ciò è stato reso possibile grazie allo Spirito Santo. Infatti è proprio lo Spirito Santo che ci aiuta a comprendere l’invisibile attraverso i suoi segni che sono visibili: ‘la gioia’, l’’amore’ che è indivisibile, ma permette all’uomo di comprendere, che nonostante la sua miseria e caducità, è comunque l’essere più amato del creato. I figli vanno educati prima di tutto all’amore che è principalmente attenzione all’altro, è abbassarsi verso l’altro e morire per l’altro, come ha fatto Gesù Cristo, lasciandoci questa eredità. Infatti dire "ti amo2 significa dire: "tu sei più importante di me". Educare all’amore è educare alla carità, all’attenzione all’altro, partendo dai propri affetti per poi andare verso tutti quelli che hanno bisogno.

Il diac. Vincenzo Alampi, nella sua relazione ha sottolineato come la povertà italiana è dovuta alla crisi delle istituzioni. Non bisogna pensare, ha ribadito, che la povertà sia solo dovuta alla mancanza di cibo e di vestiti, quindi sia solo povertà di fame, ma a volte può essere povertà spirituale e povertà di sani principi. Per educare alla carità bisogna partire dalle persone più vicine a noi, dai membri della stessa famiglia, dai vicini, dai membri della comunità, che è una grande famiglia di famiglie, per arrivare poi agli ultimi e agli abbandonati. Per bene iniziare a focalizzare le persone che maggiormente sono nel bisogno, andrebbe fatta una mappatura della zona per scoprire i nuclei familiari più bisognosi. Nella sua relazione il diacono Alampi ha anche relazionato sulle attività che la Caritas Diocesana svolge per andare incontro agli ultimi a partire dalla Tendopoli di San Ferdinando – Rosarno.

Le relazioni di Don Rocco e del diac. Cecé sono state intervallate da momenti di preghiera e meditazione che si sono svolti in Cappella. Il weekend di spiritualità si è concluso con la Santa Messa celebrata dal nostro Vescovo S. Ecc. Mons. F. Milito che ha evidenziato come spesso la vita di coppia, da un punto di vista umano non è sempre facile, a partire dalle incomprensioni che a volte nascono nella coppia, alle tante apprensioni per i figli, che non sempre seguono la via che vorremmo e così la difficoltà della coppia di vivere oggi, diversa da quella di un tempo. La nostra forza, però, dovrebbe essere diversa perché il nostro essere coppie cristiane, è dovuto al fatto che proprio il Signore ha benedetto il nostro amore nel Sacramento, che vuol dire riproporre con i fatti, nei nostri ambienti, l’amore di Dio e dunque di Cristo per la Chiesa. Bisogna dunque fare di tutto perchè questo si respiri nelle nostre case e nelle nostre comunità, facendo bene il nostro dovere di cristiani, che è alla base della nostra vocazione. Naturalmente ciò richiede grandi sforzi da parte dei genitori, che non sempre riescono a raggiungere i traguardi che si erano prefissi. Quali i frutti? Intanto credere che dove i nostri sforzi non arrivano, Dio arriva con la Sua potenza, trasformando ancora una volta l’acqua in vino, come alle Nozze di Cana. Con questa fede possiamo avere la forza di affrontare giorno per giorno le difficoltà e soprattutto trasmettere i valori di questa fede ai nostri figli.

                                                                                                                      Carmen Maria Manno





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