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Lunedì 23 Settembre 2019

OMELIA del Vescovo Mons. Francesco Milito per l'apertura del 2° Congresso Eucaristico Diocesano   versione testuale

 

Apertura 2° Congresso Eucaristico Diocesano

Cattedrale Santuario

Oppido Mamertina, 14 giugno 2019

“Fratello per celebrare degnamente i santi misteri…

va’ prima a riconciliarti, poi torna"

 

 

OMELIA

I.

1.       “Fratello per celebrare degnamente i santi misteri… va’ prima a riconciliarti, poi torna". L’invito a riconciliarci, prima e per celebrare degnamenti i santi misteri, ci situa, questa sera, nella condizione di chi torna da un incontro di riappacificazione e di soluzione di conti in sospeso, da tempi remoti e/o recenti?

Risuonano dal monte delle Beatitudini da circa 2000 anni, e aprono ogni sinassi eucaristica: il tuffo nell’oceano di Dio Trinità-amore e subito un tonfo nell’abisso del nostro peccato da cui risalire fiduciosi nel perdono. Le abbiamo scelte come parole d’invito alla conversione, a partire dalla Domenica del perdono, la Laetare, la V di Quaresima, dandoci tempo fino alla Pentecoste, apice della Pasqua, tempo supremo di riconciliazione dell’Agnello con il Padre, e di pace donata, per approdare a questi densi giorni di grazia del Congresso Eucaristico.

Risuonano da secoli, ogni giorno, in tutte le Comunità. Ma l’eco ha trovato in ognuno di noi accoglienza? In ognuno: in noi ministri, in voi singoli fedeli? L’indirizzo diretto di Gesù si traduce nella paritaria condizione di peccatori: un richiamo realistico, cui segue un altrettanto sconcertante riconoscimento della condizione di peccatori che invocano, individualmente ed insieme, la divina misericordia

È solo l’inizio di una rinnovata richiesta di purificazione, mentre ci addentriamo nell’arcano di Dio: ad ogni passaggio successivo l’avvicinarsi all’ascolto e all’incontro personale con Lui si fa coscienza chiara del limite di peccato ma anche fiducia nel suo amore illimitato.

L’intera celebrazione è una supplica penitenziale perché ci trasformi in un inno benedicente la salvezza ottenuta. L’eucologia si fa euforia – gradevolezza dell’ascolto –, restando sempre e solo eutimia, serenità d’animo. Il mistero, fascinoso e tremendo tra l’indicibilità dei predicati e degli attributi divini, passa dal tremore e timore di Dio – presentissimi nella spiritualità orientale – alla piena confidenza, come la preghiera del cuore del Pellegrino Russo: «Signore Gesù, abbi pietà di me povero peccatore!».

 «Di tutti noi abbi misericordia» invoca il celebrante all’apice di una supplica, ancora una volta senza distinzione di ruoli. Ministri e fedeli nella condizione di peccatori, tutti uguali davanti a Dio.

2.      In questa piattaforma ognuno trova la sua precisa collocazione. È una piattaforma di sicurezza perché siamo nel recinto del gregge, protetti dal Buon pastore, Vescovo e pastore delle anime nostre. Siamo sue pecore che egli conosce e chiama per nome, ricevendone segni di risposta. Siamo le pecore potenzialmente capricciose, ma ricondotte all’ovile (cfr. Gv 10, 1-18).

         In chi ci ha preceduto in questa sconvolgente, e umanamente impensabile, esperienza di incontro con Lui, ci siamo, in anticipo, da sempre. Noi eravamo già Pietro, Matteo, Tommaso, Zaccheo, la Samaritana, l’Adultera, Maria di Magdala. Forse, senza saperlo, anche Giuda nella fase finale, riconoscente il suo abbaglio. Infine, Paolo.

         La sua parola è il nostro pascolo; le acque tranquille la sorgente della pace interiore (cfr. Sal 23), tutti intorno al banchetto dove l’Agnello è lo stesso pastore (cfr. At 19, 9) e la Santa Cena il convivio dei peccatori redenti, dei dispersi ed emarginati spinti ad entrare alla festa delle nozze (cfr. Mt 22, 1-14).

3.      Da tale festa non dovremmo né potremmo tornare nelle nostre case e nelle nostre comunità nella condizione con cui vi siamo venuti. Immersi nel Dio Amore, cioè misericordia, emersi per diventare apostoli con una vita gioiosa, di pace, di relazioni autentiche e trasparenti, segno ed attrazione per chi desidera, e spesso non trova, oasi di pace. La visione non è idilliaca. Se non dovessimo averne coscienza e volontà, perché convinti e irriducibili, cristallizzati sui nostri schemi, come se non appartenessimo a Dio né in sua compagnia, avrebbe ragione chi vede nella Chiesa solo il peccato poiché impediamo di far trasparire che la Chiesa non è la comunità dei perfetti, né dei santi, ma dei peccatori salvati, redenti, elevati alla vita di Dio.

Clicca qui e consulta il testo completo dell'Omelia di Mons. Francesco Milito per l'Apertura del Secondo Congresso Eucaristico Diocesano.


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