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Martedì 20 Agosto 2019

Nel Duomo di Gioia Tauro presentato il dipinto in onore di Sant’Ippolito Martire   versione testuale


Il 6 agosto, nel Duomo di Sant’Ippolito Martire a Gioia Tauro, si è svolta la presentazione del dipinto in onore dell’omonimo Santo Patrono e Protettore della Città del Porto.

Un’opera realizzata dall’Artista marchigiano Fabrizio Diomedi, nella quale sono raffigurati tutti i Santi venerati in città con al centro il Cristo Pantocratore. Un dipinto che rappresenta quel principio di unità tra le parrocchie sul quale si sta cercando di impostare l’azione pastorale della Comunità cristiana gioiese.

Durante la manifestazione sono intervenuti il Parroco di "Sant’Ippolito Martire" Don Antonio Scordo; il Sindaco di Gioia Tauro dott. Aldo Alessio, il Direttore dell’Ufficio per i Beni Culturali ed Ecclesiastici della Diocesi di Oppido-Palmi Ingegnere Paolo Martino, la Capoarea del Patrimonio Storico- Artistico della Sovrintendenza di Reggio Calabria e Vibo Valentia Dottoressa Daniela Vinci, l’Artista autore del dipinto Fabrizio Diomedi e S.E. Mons. Francesco Milito Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina - Palmi.

Una serata durante la quale si è parlato tanto del concetto di unità dei cristiani ma anche di "bellezza", ed a tal proposito, in particolare, l’Ingegnere Martino si è soffermato sull’indispensabile connubio tra "bellezza estetica" e "bellezza liturgica".

Il Vescovo Milito, invece, in apertura del suo intervento, indicando l’opera realizzata da Diomedi, ha affermato: "Fratelli, da ora in poi in questa chiesa prima di celebrare i Santi Misteri, contempliamo i Santi Misteri elevando lo sguardo a questo che non è solo un dipinto, ma un messaggio". Ed il messaggio a cui Mons. Milito si riferisce è appunto quello di comunione e unità.

Il Vescovo si è anche soffermato sugli sguardi che si possono cogliere nell’opera. Sono gli sguardi dei Santi che sono tutti rivolti al Cristo Pantocratore, l’immagine più completa della pittura bizantina.

"Lo sguardo - ha infatti affermato il Pastore - si fissa su chi della storia è il padrone non nel senso dell’opprimente, ma nel senso di Colui che ci fa capire cosa significa vivere autenticamente, perché non possiamo vivere senza fede religiosa. Ebbene questi sguardi che sono rivolti a Cristo dicono che nell’esperienza cristiana essi hanno il loro focus soprattutto in Cristo. Quando lo sguardo è rivolto a lui, e lui non guarda nessuno non per disprezzo, ma perché il suo sguardo è interiorità, c’è l’unità".

Ecco perché la parabola rappresentata nel dipinto riassume, secondo quanto riferito sempre dal Vescovo, per Gioia Tauro una parabola di unità anzitutto a livello ecclesiale. Volgere lo sguardo verso il Signore significa specchiarsi, e come lo specchio rimanda l’immagine di chi si specchia, così avviene nella comunità cristiana.

Il Vescovo, inoltre, ha rivolto il suo plauso all’Artista per aver usato l’arte bizantina 300 anni dopo. "Perché i volti soavi, interiori, - ha continuato - sono volti che hanno compreso ciò che hanno vissuto in questa terra, ma che adesso sono rivolti nel cielo. Non sono volti che si possono incontrare ogni giorno poiché il volto di colui che si riflette in Dio cambia sembianza e tu sei riuscito ad esprimerlo". 

Sua Ecc.za ha poi continuato ad insistere sulla necessità di comunione all’interno della Chiesa gioiese asserendo che essa debba essere segno e strumento di unità. "Ogni parrocchia - ha detto - ha la sua specificità, la sua ricchezza, la sua diversità, ma solo insieme si può fare Chiesa, così come avviene per i colori che solo insieme formano la bellezza e per la musica che nasce dall’armonia dei suoni. Questa è vera vita cristiana. In una città come Gioia Tauro si deve continuare così, perché solo vivendo uno spirito di unità si può crescere. Compito principale della Chiesa è quello di essere fonte di unità e fraternità tra i popoli: quando si riesce ad ottenere questo si ha il bene, ed è quando non si riesce ad ottenere questa unità che si ha il male. La Chiesa di Gioia Tauro deve continuare così. E questo dipinto diventa una metafora. La nostra Chiesa deve avere questo simbolo!".

Il Vescovo ha proseguito: "Quando quello che si fa nella Chiesa è fondato su Dio, non è vanità ma santità. Questa immagine ci fa capire che l’impegno terreno deve mettere tutto il possibile ma attingendo ai colori eterni e alla fede nel Signore, sapendo che tutti questi Santi hanno vissuto così il loro impegno cristiano e sociale. E allora da domani in poi quando si viene in chiesa prima di iniziare i Santi Misteri, sarà bene soffermarsi su questo dipinto perché l’arte sacra nella chiesa non è soltanto decorativa, ma è ispirativa di preghiera, fondativa di fede e formativa perché aiuta a cambiare se stessi. Se i nostri occhi, prima della messa, si fisseranno su questi Misteri di Dio, allora sarà più facile chiedere perdono e proseguire nella Celebrazione Eucaristica. Da questa sera questa chiesa è più bella, e quando si trova nella chiesa la bellezza, la vita si affronta in un altro modo, il mondo si vede in un altro modo".

Mons. Milito ha poi ringraziato tutti i fedeli che hanno collaborato alla realizzazione del dipinto perché la Chiesa è casa di tutti, e Don Antonio, "il quale ha saputo cogliere al volo e con profondità il messaggio di unità su cui stiamo lavorando".  Ha poi proseguito con i ringraziamenti rivolgendosi all’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali, alla Commissione per l’Arte Sacra e al Sindaco Alessio per poi proseguire il suo intervento affermando: "L’arta sacra può essere in una chiesa o in un museo. Ovunque sia appartiene al bene dell’uomo che dinanzi al bello si arrende, ma per essere fedele… E mi sa che Gioia Tauro ha tante cose belle!".

Infine ha osservato: "Oggi la Chiesa ricorda la trasfigurazione del Signore. Possa quest’opera bella, teologicamente illuminata e pastoralmente finalizzata, aiutare la città ad essere un luogo al cui nome corrisponda la realtà, una Gioia di nome e di fatto!".



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