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Lunedì 23 Settembre 2019

L’ordinazione diaconale di Pasquale Ciano   versione testuale


La sera del 1° settembre nella Cattedrale-Santuario di Oppido Mamertina, in una solenne concelebrazione presieduta dal nostro Vescovo, S.E. Mons. Francesco Milito, in presenza di numerosi presbiteri e diaconi, l’accolito Pasquale Ciano, in cammino verso il presbiterato, è stato ordinato diacono.

L’omelia del nostro Vescovo ha tratto spunto dalle letture della liturgia del giorno, XXII domenica del Tempo Ordinario, che pone al centro della riflessione il brano di Luca sulla scelta dei posti e degli invitati in cui Gesù, da osservato diventa osservatore che trasmette il suo insegnamento attraverso le parabole con quella maestria che dice la pienezza dell’uomo e la signoria di Dio. E il primo insegnamento di Gesù è quello di avere buon senso, di comprendere che ognuno deve stare al proprio posto e quindi di non cercare i primi posti perché "chiunque si umilia sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato". Il Vescovo ha sottolineato come questa sia la lezione pratica dell’umiltà e della mitezza, un tema che nella prima lettura tratta dal Siracide è ribadito più volte con gli stessi termini perché la persona umile è la più intelligente che esista sulla terra perché l’intelligenza che vive dell’umiltà, che è intelligenza, diventa un servizio grandissimo che permette di avere un rapporto sempre sereno e tranquillo anche di fronte ai problemi seri della vita.  Del resto si rifugge sempre da una persona superba, supponente, perché sul piano umano chiunque comprende che tutti siamo uguali. E questo ha un significato più chiaro a livello teologale perché nella Chiesa lo stato non costituisce le persone superiori agli altri, diversi sì, nei pensieri di Dio, ma fratelli nella stessa umanità e accomunati nella stessa carità.  E questo si comprende ancor di più ripensando alle parole di Gesù "beati i miti perché possederanno la terra", perché è proprio della persona mite e umile porsi sullo stesso piano dell’altro, soprattutto nella Chiesa, dove i gradi dell’Ordine o gli incarichi più elevati non devono indurre a guardare gli altri dall’alto in basso.

Sua Eccellenza si è poi riferito alla seconda lezione di Gesù di pari passo, diretta al padrone di casa ma rivolta al futuro, alla Chiesa, quella della scelta degli ultimi, perché non si abbia a pensare che uno debba essere retribuito, ringraziato.

Il Vescovo ha sottolineato a questo punto come questi due messaggi ben si inseriscono nel contesto della celebrazione dell’ordinazione diaconale di Pasquale Ciano e richiamando lo specifico del ministero diaconale ha indicato al nuovo diacono come al centro della vita dell’ordinato in tutti i gradi stia la carità invitandolo, all’inizio del suo cammino sacramentale, a porre a fondamento del suo agire l’amore verso Dio e verso il prossimo, a contatto con la carne viva degli ultimi, in ascolto dei poveri e degli emarginati.

Il Vescovo ha così esortato Pasquale a vivere questi mesi di diaconato cosiddetto transeunte nell’attenzione verso gli altri anche per la sua   particolare sensibilità verso i malati e verso i bisognosi, in ciò imitando Gesù che da ricco che era si è si fatto povero, si è quasi dissolto perché quando questo lo si capisce e lo si vive, diventa la migliore preparazione al sacerdozio. "Questo indirettamente - ha sottolineato il Vescovo – ti porterà ad essere umile perché come si fa ad essere superbi con gli ultimi, distanti e distaccati per il nostro grado? … il superbo non ha nessun contatto con la realtà, perché se avesse il senso del reale, dal reale apprenderebbe cosa significa essere come il Signore Gesù".

Il Vescovo ha infine invitato Pasquale a trarre insegnamento dalla sua vita in cui ha sperimentato il senso del limite, i momenti di oscurità e la bellezza di Dio per aprirsi sempre di più all’altro e fare diventare questo programma del suo ministero diaconale.

Alla fine della celebrazione Pasquale, visibilmente commosso, ha elevato un inno di lode al Signore per tutte le sue opere e ha ringraziato il Vescovo, i sacerdoti, i diaconi, le autorità e tutti i presenti, soprattutto quelli che lo hanno guidato e seguito nella sua formazione.

 Cecè Caruso


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