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Venerdì 15 Novembre 2019

La Veglia Missionaria a conclusione del Mese Missionario Straordinario   versione testuale


 

Giovedì 31 ottobre alle ore 19.30 si è svolta nel Duomo di Gioia Tauro la Veglia Missionaria a conclusione del Mese Missionario Straordinario dal tema "Battezzati e inviati" voluto dal Papa per aiutarci a "ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel battesimo" che rappresenta "una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo, senza escludere nessuno".

E questo intento ha avuto la veglia che è stata presieduta dal nostro Vescovo Mons. Francesco Milito, quello di farci rivivere la memoria del nostro battesimo, attraverso i segni richiamati nella celebrazione, il rito del lucernario, la signatio della Croce, la benedizione dell’acqua la professione di fede e l’aspersione, la consegna della luce, l’invocazione dei Santi, la consegna del sale, il rito dell’unzione con l’olio profumato e il rito dell’effatà, per riprendere coscienza della nostra vocazione cristiana "perché si risvegli e mai ci venga sottratto l’entusiasmo missionario".

Il rito del Lucernario introdotto da un canto durante il quale si è accolta la luce del Cero pasquale dal quale il Vescovo ha acceso le cinque lampade - che rappresentano i cinque continenti - portate dai ragazzi, ha aperto la celebrazione per invocare la presenza del Signore, luce del mondo.

È seguita poi la proclamazione di un brano della prima lettera di san Pietro Apostolo, del vangelo secondo Giovanni e la riflessione del Vescovo.

Sua Eccellenza ha ricordato il senso del mese missionario straordinario richiamando per prima cosa il Sinodo dell’Amazzonia, realtà che noi non riusciamo a immaginare per le sue problematicità, da cui sono venute una serie di sollecitazioni e di sfide: guardare il mondo contemporaneo con quell’occhio di attenzione che i popoli esigono e far sì che si apprenda il modo più adulto, più maturo, più missionario di guardare a queste realtà e un gesto significativo in tal senso sarà per la nostra Diocesi quello del gemellaggio con la Diocesi di Obidos in Brasile  con cui ci unisce il termine del paese ma con cui ci deve unire una fede più viva, più rinnovata, più spinta ai limiti della testimonianza del Vangelo.

Il Vescovo ha ricordato poi che mentre finisce questo mese missionario straordinario inizia per la nostra Diocesi l’Anno missionario unitario impostato nell’Assemblea diocesana per l’inizio del nuovo Anno pastorale ponendo l’attenzione su alcuni punti fondamentali della Evangelii Gaudium e puntando sulla frase "Io sono una missione su questa terra, per questo mi trovo in questo mondo" che ci fa comprendere che noi siamo su questa terra non per guardare solo a noi stessi, chiusi nel nostro egoismo e nel nostro individualismo, soli nel nostro piccolo mondo, ma per essere per l’altro, per essere con l’altro, in missione per il mondo. Per questo occorre costruirsi con la preghiera e il sacrificio perché niente nella Chiesa è fecondo se non nasce dalla

 

preghiera. Ha ricordato poi il tema del mese missionario "Battezzati e inviati", nella famiglia di Dio e aperti alle famiglie del mondo, ricordando che questi tre aspetti evidenziati in sintesi sono indicati nel banner di questo anno.

Riferendosi poi al vangelo ascoltato con l’invito a Maria Maddalena "Va ed annuncia" il Vescovo ha sottolineato che la prima missione da compiere per questo è la missione all’interno di noi stessi, quella di possederci spiritualmente, di far missione in noi stessi che significa andare al di là delle piccole visioni, al di là delle piccole divisioni e recuperare il senso serio dell’esistenza che solo in Dio ha la sua luce, coltivare pensieri di bontà, portando in tutto un atteggiamento buono, di apertura. Il Vescovo ha spiegato che dalla missione dentro di sé si può  passare alla missione verso gli altri, ricordando che essere credente significa essere credibili ed esortando tutti all’uso della parola alla luce della Parola di Dio; spesso sulla bocca di chi crede e dice di essere cristiano non albergano parole di rispetto per l’altro, di comprensione per l’altro; a volte pur venendo in chiesa e facendo le nostre pratiche di pietà il risultato non è conseguenziale: occorre essere missionari con l’esempio, e questo avviene se l’incontro con il Risorto trasforma la nostra vita. Solo allora si può andare incontro al prossimo che mi è vicino e la prossimità permette di poterci parlare nella sincerità, nella collaborazione, nel modo sincero di costruire la città terrena, avendo per tutti un atteggiamento a dimensione d’uomo, e quindi secondo Dio.

Si è domandato il Vescovo quale effetto produce questa conversione interiore: quello di essere come il cero pasquale luci accese per diradare tante tenebre che ci sono; il lucernario con il suo simbolismo nella notte di Pasqua infatti ci fa comprendere cosa significa cambiare per essere per tutti sorgente di luce. E per poter far questo il cristiano ha bisogno dell’alimento, la preghiera, perché il cristiano può consumare se stesso solo se si alimenta nell’incontro con il Signore. "Questo è il segreto della vita nelle missioni - ha osservato Sua Eccellenza - in cui i sacerdoti e i fedeli vivono nel pericolo, rischiano di essere eliminati come in Siria e in altre parti sono perseguitati perché quando la Chiesa vive veramente se stessa, ha a cuore le sorti dell’uomo, la sua dignità, mentre chi sta al potere vuole affermare la prevaricazione, la cattiveria con un unico mezzo, illusorio, eliminare il testimone per eliminare la testimonianza".

Il Vescovo ha concluso facendo presente che la preghiera del Padre nostro ci aiuta ad allargare gli orizzonti all’uomo di tutti i luoghi e di tutti i tempi e che gli altri segni che rivivremo nella celebrazione ci ricorderanno il nostro impegno di battezzati e ci daranno la spinta per essere missionari nel nome del Signore e sotto la guida di Maria,  Stella della nuova evangelizzazione.

 

Cecè Caruso






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