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Giovedì 12 Dicembre 2019

Un nuovo traguardo raggiunto nella Casa malati AIDS di Castellace   versione testuale


 

L’orizzonte si allarga in Casa Famiglia di Castellace dove giorno 8 novembre 2019 con una solenne cerimonia è stato inaugurato il Salone delle Feste. Il progetto è stato realizzato dall’Ing. Paolo Martino su mandato di don Bruno Cocolo, salito al cielo e Presidente dell’Ente Germanò dal 1999 al 2018.

La cerimonia di benedizione è stata presieduta da Sua Eccellenza il Vescovo Mons. Francesco Milito che ha tagliato il nastro insieme a Don Emanuele Leuzzi, attuale Presidente, succeduto al compianto don Bruno, e il dott. Antonino Casella, Direttore Generale dell’Ente. Hanno partecipato i sacerdoti don Francesco De Felice, don Giovanni Modafferi, don Antonio Nicolaci, le suore della Carità di Santa Giovanna Antida, Suor Tina, Suor Rosalia e Suor Alessandra che guida da più di 20 anni con il suo affetto di madre la Casa Famiglia.

Presenti il Consiglio di Amministrazione, i Sindaci e i Revisori dei Conti dell’Ente, il Presidente del Consiglio Comunale di Oppido, il Presidente regionale dell’Avis, tanti amici e volontari della casa, il coro e alcuni giovani della Parrocchia di Delianuova, il personale sanitario e sociale e tutti gli ospiti della Casa Famiglia.

Tutta la giornata è stata vissuta nel ricordo di Don Bruno, l’uomo, il sacerdote cui si deve la nascita e lo sviluppo dell’Ente che l’ha guidato con la mente e con il cuore, scelse i poveri e i sofferenti da amare, in loro realizzò il suo ministero rimanendo fedele sino alla fine. Come ha ricordato don Emanuele "per gli ospiti di questa casa don Bruno ha sempre desiderato il meglio, sono sempre stati le sue priorità, le sue perle preziose!

Oggi possiamo dire di aver raggiunto un altro traguardo importante per la struttura che premia la determinazione e che si ispira ai più moderni criteri sanitari ed assistenziali.

Partendo dalla lettura evangelica di Mt 25, il Vescovo ha ricordato che le opere più delle parole testimoniano l’amore verso il prossimo e verso Dio, che questa casa è una chiesa, un Tabernacolo, dove si realizzano tanti ministeri, quello dell’accoglienza, quello della gioia e quello del tempo dedicato agli altri ed è allora che può diventare un Paradiso.

Dare un po’ del proprio tempo all’altro non toglie ma restituisce, entrando in questa casa si assume consapevolezza che il tempo si è fatto breve, e dunque diventa prezioso, non si può sciupare e deve essere riempito solo di cose essenziali e vitali, in questa direzione si muove la nostra attenzione agli ammalati di AIDS, ogni gesto, ogni momento deve essere essenzialmente vitale, trasmettere la preziosità della qualità della vita.

Questo luogo è speciale, in esso si concretizza la quotidianità degli ospiti, prendono forma gli aspetti più belli ed espressivi di ciascuno, si apre uno spazio di libertà di pensiero,  di idee e di sogni che liberano la mente dal vecchio, dalla schiavitù di tutto ciò che è non dignitoso, che libera da ogni forma di sopruso, di ingiustizia e di emarginazione, si realizza l’incontro con l’altro, sia esso un altro ospite, un operatore, un volontario, un visitatore. 

Un luogo in cui ciascuno dona all’altro una parte di sé e ne esce rinnovato, in questo incontro si realizza il ministero della gioia, un luogo di inclusione e di incarnazione nella carità che purifica.

"Un salone delle feste! come citava Il dott. Casella, "un luogo da vivere nella sua pienezza, affinché si realizzi attraverso esso ancora una volta il trionfo della vita sulla miseria, sul disprezzo e sull’indifferenza!

Un luogo di festa, un luogo di incontro che nello scambio reciproco arricchisce e fa nascere nuova speranza

A conclusione due giovani ospiti hanno preso la parola e hanno raccontato la loro vita travagliata, gli abusi, la droga, l’emarginazione, il carcere, sempre alla ricerca di un po’ di pace e un po’ di amore. Hanno entrambi sottolineato quanto l’accoglienza in Casa Famiglia abbia rappresentato il cambiamento, il riappropriarsi della dignità, di una nuova famiglia e della speranza di una vita nuova.

Entrare in questa casa è come entrare nelle piaghe vive dell’uomo ferito, e immergersi nel dolore, nella sofferenza, nella misericordia, nella carità, nella speranza e nell’Amore di Dio che non avrà mai fine.

Donatella Grillo ed Elisa Saffioti






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