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Sabato 15 Agosto 2020

Solenne concelebrazione in occasione del quindicesimo anniversario della morte di don Pietro Franco   versione testuale


Si è svolta domenica 5 gennaio nella parrocchia dei Santi Apostoli Pietro e Paolo di Taurianova, la solenne concelebrazione in occasione del quindicesimo anniversario della morte di don Pietro Franco. «Il suo ricordo è più che mai vivo nella comunità e tanti sono i frutti dell’opera di don Pietro che con la sua vita, ma anche con la sua morte ha seminato». Sono le parole di don Cesare De Leo che ha presieduto la Santa Messa vespertina dell’Epifania del Signore, con la partecipazione di tanti sacerdoti e diaconi in una manifestazione di unità. Tanti anche i sacerdoti della parrocchia, fonte viva di vocazioni sacerdotali, e del fratello don Alfonso Franco, che nel grato ricordo di don Pietro ha offerto ai partecipanti un libro da lui curato che è un invito a pregare e meditare il Padre Nostro con gli scritti di San Cipriano, Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino.

Don Pietro morto a soli 62 anni è stato il primo parroco di Amato e parroco di Melicucco, dove in poco tempo ha portato tutta la sua dinamicità. «Come la stella cometa Don Pietro è stato una guida per molti ed è morto come vorrebbe morire ogni sacerdote, celebrando l’Eucarestia» ha continuato don Cesare ricordando anche le parole del compianto vescovo Luciano Bux che durante i funerali di don Pietro avvenuti il 7 gennaio 2005 chiedeva per lui la stessa morte. Ma il nuovo parroco della Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo di Taurianova ha ricordato anche la cara mamma di don Pietro morta solo dopo pochi giorni della nascita in cielo di suo figlio sacerdote.
 
Un sacerdote "atletico", non solo sempre di corsa, ma anche sempre avanti per tante sue attività, come il canale televisivo che la sera incollava tutto il paese allo schermo, ancora per molti in bianco e nero, con trasmissioni innovative, tra tradizioni, cronaca, catechesi e intrattenimento perfino con i giochi telefonici, molto prima che approdassero sui canali nazionali. Il prete giornalista che aveva intuito la forza comunicativa, ma anche pastorale del giornale parrocchiale puntando sui giovani, a cui affidava con fiducia gli articoli. Il prete che quando chiedeva qualcosa, aveva ancor primo preparato la busta perché "ogni operaio avesse il suo salario". Il sacerdote assistente di Azione Cattolica e degli Scout, che puntava sulla formazione prima di ogni altra cosa. Il prete che tra un laboratorio teatrale e una partita di calcetto spiegava il Vangelo ai bambini con esempi concreti difficili da dimenticare anche dopo anni. Il prete che il Signore ha chiamato a Sé sull’altare, per quei Suoi disegni a noi incomprensibili, ma pieni di grazia, quella grazia che illumina e trasforma.

Nadia Macrì

 


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