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Martedì 2 Giugno 2020

L'omelia del vescovo Mons. Francesco Milito per la Domenica delle palme - Parrocchia Concattedrale "San Nicola" - Palmi   versione testuale


 

Carissimi Palmesi,

1.         è la prima volta quest’anno, che, a motivo delle restrizioni dovute al covid-19, presiederò alle celebrazioni "maggiori" della Settimana Santa, non nella Cattedrale di Oppido Mamertina – madre di tutte le Chiese della Diocesi –, ma qui nella Concattedrale di Palmi. Possiamo considerarla una congiuntura di grazia per la Città perché il collegamento sui social della diocesi può favorire il senso di unità ecclesiale, facendo meglio avvertire l’esperienza di una Comunità delle Comunità.

A rappresentare questa realtà cittadina sono i Parroci, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi che, a partire da oggi, Domenica delle Palme, e nei prossimi giorni, il Giovedì Santo, il Venerdì Santo, Domenica di PasquaRisurrezione del Signore nella veglia pasquale nella notte santa –, concelebreranno con me, conferendo ai Riti quella sobria solennità che comportano, e negli altri intermedi – Lunedì Santo, Martedì Santo, Mercoledì Santo, Giorno di Pasqua – mantenendo i legami con Voi nelle rispettive Parrocchie.

Indubbiamente avvertiamo tutti, noi pastori per primi e Voi fedeli, che il non ritrovarci di presenza - gli uni accanto agli altri, nell’Assemblea liturgica in dialogo orante e nel canto, con la gioia di scambiarci i saluti nel Signore, il segno di pace e di accostarci alla Mensa Eucaristica - pesa. Ci consola il fatto che i social permettono di connetterci e seguire in tempo reale le celebrazioni. Anche la partecipazione può prevedersi più raccolta e ampia, se tutta la famiglia si ferma – com’è auspicabile – e prega insieme. Il sacrificio di non poter trovarsi in Chiesa viene però ripagato dall’aver la Chiesa in casa.

2.         Questa Domenica delle Palme "della Passione del Signore", apre la Settimana Santa. Perché è detta Santa questa Settimana? Perché è tutta concentrata a celebrare ogni anno la Pasqua di Risurrezione del Signore. Il Vangelo di ogni giorno ci accompagna e riporta agli ultimi giorni della vita di Gesù. Situandoci in questi eventi, noi non ne facciamo solo il ricordo ma ne viviamo l’attualità presente nella grazia che portano con sé. Così, mentre termina il tempo della Quaresima nella quale, "protesi alla gioia pasquale", siamo stati invitati a far memoria della dignità divina e filiale, per essere stati generati a vita nuova nel Battesimo, a verificarne la fedeltà e a rinnovarla attraverso una preghiera più intensa, una penitenza più radicale, una carità operosa, siamo introdotti a rivivere i giorni più eccelsi della nostra salvezza: giorni unici, decisivi per la storia del mondo, capaci di smuovere anche le menti più chiuse e i cuori più induriti. Guardando alla croce, sulla quale lo sbocco di un odio, a lungo covato sembeava apparentemente appagato e vittorioso, con la morte di Gesù, sorprendente diventa apice, invece, della sua glorificazione.

            Settimana magna, grande questa, settimana specchio per confrontare il nostro io con Dio nell’amore del figlio Gesù.

3.         I momenti forti dell’odierna celebrazione sono la Commemorazione dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme, non su un tappeto rosso di rappresentanza, ma su un tappeto di rami di alberi stesi da una folla osannante, e il racconto della sua Passione. Due eventi all’opposto a pochi giorni di distanza. La gloria e il disonore. Gli alberi, che forniscono i rami ed il legno della croce, l’esultanza di un gesto profetico e gli indicibili dolori di sofferenze atroci, fisiche e morali. Dramma dell’uomo e dramma di Dio si intrecciano per vie misteriose e salvifiche.

Per quanto non se ne possa avere coscienza, questi drammi non si sovrappongono ma si identificano nei processi che li generano, non si consumano ma si rifondano fino a rivelarsi dimensioni dello stesso mistero.  Il male del mondo è assurdo, inaccettabile, incomprensibile, se lo si riferisce solo a chi di questo male è artefice, ma diventa spinta alla conversione perché è stato radicalmente vinto, se lo confrontiamo con la Signoria di Gesù sul male e sulla morte.  

La sapienza che viene della croce diventa scienza di vita, che offre motivi per affrontare i tanti interrogativi, i ricorrenti ed inesplorati misteri per chi porta il peso della fatica di vivere.

La desolazione, che sta imperversando nel mondo con la guerra silenziosa, infida, rapida, incontrollabile, scatenata del coronavirus, resta in tutta la sua multiforme e insidiosa problematicità al presente e per il futuro, ma sta diventando, non anche spinta a tornare e concentrarsi sui veri grandi pilastri su cui si fonda l’esistenza: il limite impotente dell’uomo, la non sconfinata fiducia nell’assolutezza della scienza, il bisogno di restare umili, la revisione di modo di pensare e agire corretti.

4.         Per questo, il periodo che stiamo attraversando ci predispone a vivere questa Settimana Santa in forme inedite rispetto al passato. Conoscendone bene i motivi, con uno spirito diverso: più compenetrato del dramma in atto a livello mondiale in cui gli attori, noi, secondo le condizioni e i ruoli nella vita, ci sentiamo solidali con le sorti della famiglia umana e, per ciò, spinti ad una preghiera per sé e per i propri cari, che si allarga a tutti gli abitanti del pianeta.  Siamo in perfetta sintonia con il significato proprio della Pasqua. La meditazione sulla Passione e Morte del Signore, offerta al Padre per la salvezza del mondo, ci rende solidali con le paure e le ansie di tanti fratelli, ma anche sorretti dalla certezza della vittoria sul male presente. Dolori e sofferenze in atto vengono affrontate con la speranza certa che il Grande Sofferente si accompagna a noi per darci forza e prepararci al gusto della vita nuova in Lui.

E vita nuova sarà, e pregheremo ardentemente che sia, quella che riprenderemo, fugate ansie, scoraggiamenti, pericoli, frutto della presente pandemia.

Impostiamo, a partire dal significato di questa Domenica della Passione del Signore, i giorni che verranno. La Domenica di Pasqua nella risurrezione del Signore forse potremo gustarla meglio e lasciandoci avvolgere nella sua luce di radiosa delle cose celesti più di altri anni. 

+ Francesco MILITO Vescovo


Palmi, 5 aprile 2020



 

 



 

 
 
 
 
 

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